Approfondimento

Intervista a Floriano Zambon, Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino

Ai vertici delle Città del Vino è stato riconfermato per il secondo mandato consecutivo il presidente Floriano Zambon, ex sindaco di Conegliano Veneto (Treviso).

Fondata a Siena nel 1987, l’Associazione riunisce oggi 450 Comuni italiani a vocazione vitivinicola ed enoturistica, alcuni molto noti, come Montalcino, Barolo, Marsala, Montefalco, Soave, etc.
Zambon si trova ad affrontare un momento delicato per i territori del vino italiani, in una fase di crisi dell’economia generale del Paese che ormai prosegue dal 2008, ma in un settore per molti aspetti in controtendenza e non a caso simbolo del made in Italy,

Secondo una recente ricerca interna alle Città del Vino nei 450 Comuni associati si contano più laureati e diplomati rispetto alla media nazionale: 17,7% i laureati e 32,4% i diplomati contro il 10,6% e il 28,5% del dato nazionale. Nelle Città del Vino anche la disoccupazione è minore: circa il 9% contro la media nazionale dell’11,4%. E poi nelle Città del Vino si beve e mangia meglio.
I più importanti Comuni italiani a vocazione vitivinicola sono tutti nell’Associazione Nazionale: Barolo, Barbaresco, Marsala, Matelica, Montalcino, Montepulciano, Scansano, Conegliano, Valdobbiadene, Pantelleria, solo per citare i più noti.
Anche in termini di eccellenze gastronomiche la ricchissima offerta di qualità italiana (291 tra Dop, Igp e Stg) e tradizionale (circa 5.000 piatti e PAT iscritti all’Elenco Nazionale del Mipaaf) coinvolge moltissime Città del Vino, che spesso fanno parte anche di altre associazioni di Identità, cioè sono contemporaneamente Città dell’Olio, Città del Bio, del Miele, del Castagno, della Chianina, del Pane, della Nocciola, del Tartufo…

Proprio il tema della sinergia tra Città di Identità è alla base del recente protocollo d’intesa tra le Città del Vino e le Città dell’Olio, firmato a dicembre in Puglia.
“Quest’accordo – ci spiega il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon – giunge al termine di un lungo percorso comune per mettere insieme esperienze condivisibili che riguardano analoghe attività. Credo che l’accordo possa portare a una più forte integrazione tra le due Associazioni che condividono valori, finalità ed esperienze, soprattutto per sviluppare l’incoming turistico nei territori del vino e dell’olio, che spesso coincidono geograficamente. Sono molti, infatti, i Comuni che aderiscono a entrambe le Associazioni”.

Ma cosa prevede nello specifico il protocollo d’intesa con Città dell’Olio?
Prevede il coinvolgimento e la collaborazione operativa delle rispettive organizzazioni territoriali, la ricerca di sinergie con soggetti privati e pubblici e le istituzioni locali, regionali e nazionali per attivare specifici eventi e progetti di turismo enogastronomico. Altri obiettivi comuni sono la tutela del patrimonio paesaggistico, ambientale e agroalimentare dei territori associati, la tutela dei consumatori e la promozione della sicurezza agroalimentare, anche attraverso azioni mirate e momenti di approfondimento, nonché lo sviluppo di piattaforme online a sostegno della filiera. Il protocollo d’intesa attiverà uno specifico “tavolo di lavoro” per definire congiuntamente le azioni da sviluppare e verificare lo stato di attuazione di tutte le attività concordate.

Presidente Zambon, facciamo un passo indietro. Durante l’ultima Convention d’Autunno, in Sardegna, ha annunciato il programma del suo nuovo mandato. Ce lo riassume?
I prossimi mesi e il mio nuovo mandato saranno concentrati a rafforzare e consolidare la rete di Comuni a vocazione vitivinicola ed enoturistica, divenuta ormai importante e riconosciuta con grande autorevolezza dalle istituzioni, centrali e periferiche. Per importanza e numero di Comuni è la prima tra le associazioni delle Città di Identità. Partendo da questo intendo indirizzare il nuovo mandato innanzitutto nella valorizzazione delle aree territoriali e dei coordinamenti regionali di Città del Vino. L’11 dicembre a Roma, durante il consiglio e la giunta nazionale, sono stati nominati 4 vicepresidenti, uno per ciascuna delle quattro macroregioni italiane. Questo rafforza l’azione sul territorio e la coesione tra Comuni su eventi, progetti, riflessioni politiche.

E sulle iniziative più concrete c’è qualcosa di nuovo?
Faremo di più per l’animazione dei territori, ad esempio per sviluppare il concorso enologico La Selezione del Sindaco che dal 2019 cambia nome in Wine City Challenge – Concorso Enologico Internazionale Città del Vino. Lavoreremo anche per una maggior condivisione dei modelli territoriali dei Comuni associati, affinché le buone pratiche possano diventare uno spunto tra Comuni, uno scambio di esperienze, idee e iniziative sul territorio. In tal senso gli strumenti urbanistici, le norme comunali, ad esempio quelle di polizia rurale, i piani regolatori delle Città del Vino rappresentano un aspetto centrale e irrinunciabile della nostra azione. Norme aggiornate, pratiche e azioni amministrative attente all’ambiente, all’enoturismo e allo sviluppo: in questo modo intendiamo sviluppare e consolidare le relazioni con i nostri interlocutori di sempre, le Regioni, il Parlamento e il Governo.

Parliamo di enoturismo. A febbraio in Bit sarà presentata l’anteprima del nuovo Rapporto sul Turismo del Vino in Italia
Il turismo del vino è un capitolo irrinunciabile per lo sviluppo dei territori rurali e interni. Oltre 14 milioni di visitatori l’anno, un giro d’affari che sfiora i 3 miliardi di euro, secondo il nostro Osservatorio, sono già grandi numeri. Ma il potenziale è molto più ampio e il turismo del vino, come dimostra anche l’esperienza di altri Paesi, o di piccoli Comuni, penso a Montalcino con 1,5 milioni di turisti l’anno, è una scommessa sul futuro del nostro Paese, sui territori e la difesa dell’ambiente, sull’imprenditoria, sui giovani e il lavoro, sulla cultura e sugli scambi internazionali. Alle istituzioni diciamo di crederci di più e di fare il possibile per far emergere tutto il potenziale enoturistico italiano. Il turismo del vino può dare una mano a tante famiglie e alle economie locali, è un canale di sviluppo e un modo per combattere una fetta di disoccupazione.

Presidente Zambon, di recente si è parlato di defiscalizzare le pensioni per chi andrà a vivere nei territori a rischio spopolamento di alcune regioni.

L’idea è nata prendendo a modello alcuni Paesi come Portogallo e Tunisia. La nostra intenzione è di arrivare a misure a favore di pensionati italiani e stranieri per defiscalizzare le pensioni di chi andrà a vivere in alcune aree a rischio spopolamento del nostro Paese. Penso alla Calabria, alla Sicilia, al Molise, alla Basilicata, alla Sardegna. Questo permetterebbe di combattere lo spopolamento, di arricchire culturalmente i luoghi, di salvare tanto patrimonio edilizio e di creare lavoro. Con l’arrivo degli anziani cresce la domanda di servizi e assistenza, cultura e tempo libero e questo fa lievitare l’offerta di lavoro. Tanti giovani, grazie agli anziani, rimarrebbero o tornerebbero sul territorio d’origine.

Paolo Alciati

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