Turismo Internazionale

L’oro giallo del Sahara

Sabbia, arsura, immobilità,desolazione: tutto ciò è deserto in astratto, ma non il Sahara.

La luce è abbacinante, il riverbero della sabbia giallo oro, che riflette i raggi di un sole implacabile, stordisce. Sabbia, arsura, immobilità, desolazione: tutto ciò è deserto in astratto, ma non il Sahara. Nell’immaginario collettivo, in parte stereotipato, mancano i paesaggi a sorpresa, la musica delle dune, i cimiteri di automobili con pezzi deformati dal caldo, le ombre silenziose di geologi indaffarati e un po’ strambi. Questi e altri flash emergono dal racconto di un antropologo, insieme alle proposte di itinerari e ai consigli derivanti da una consolidata esperienza diretta. Come animato dai ginn (i fantasmi del deserto), il vuoto prende vita con i suoi segreti, le insidie, le infinite malìe. A correrci su, coi sandali a pianta larga, il Sahara ha un suono sordo. Gli Inglesi lo definiscono efficacemente con flat, che significa rumore piatto ma al tempo stesso di forte tonalità. E’ cosi che si impara a conoscere il Sahara, correndoci su, per ascoltare il suono della sabbia percossa dai piedi. Nel Sahara cantano anche le dune. Per un fenomeno non ancora ben spiegato, la frizione di miliardi di granelli, uno sull’altro, provoca vibrazioni che si trasmettono nell’aria.
Tra i dirupi dell’Air, la catena montuosa nigeriana suggestiva al pari dell’Hoggar algerino, è facile trovare all’improvviso visioni meravigliose, come un anfiteatro che fa da proscenio, attraverso il suo limite occidentale, a una piana sterminata che, dopo migliaia di chilometri di sassi e dune, arriva all’Oceano Atlantico. I Berberi usano la parola Sahara per un ambiente in cui vi è assenza di pascolo. Il termine “deserto”, nella nostra accezione di vuota desolazione, in arabo è “al-badia”, da cui la denominazione di beduino, ossia chi vive nel deserto. Il Sahara è anche vita, dipende da come lo si accetta o ci si adatta. Un esempio è fornito dal geko, un innocuo animaletto costretto a muoversi velocissimo. Quando deve proprio fermarsi lo fa appoggiando sulla sabbia infuocata solo due zampe, una anteriore e una posteriore. Dopo pochi attimi le solleva, mettendo a terra le altre due. Probabilmente questa lotta per la sopravvivenza rappresenta una sfida che deve essere per forza vincente.
Il deserto in qualche modo non sta mai fermo. Qui si muovono anche le montagne: pensate alle dune. Anche tra i miliardi di sassi neri dell’hammada (deserto piatto e sassoso), la percezione è quella del movimento che si propaga dalla terra al cielo e l’aria, per la calura, trema. Nel Sahara, che ci appare immoto, come dice la leggenda basta un battito d’ali di una farfalla in un’oasi per scatenare la tempesta di sabbia. E’ la teoria del caos, un altro mattone matematico sui fenomeni naturali.
A livello terra la sabbia, a mezzogiorno, può raggiungere 70/80 gradi centigradi. Di notte, la temperatura dell’aria scende alcuni gradi sotto lo zero. L’unica risposta comportamentale nel Sahara è legata alla scelta tra la tana sotterranea e il movimento incessante. A chi desidera iniziarsi al Sahara conviene affidarsi alle agenzie specializzate, con una solida organizzazione in loco, che possono offrire viaggi, a volte impossibili, anche a chi non è molto preparato. E non crediate, poi, che per vivere una fantastica esperienza nel deserto sia indispensabile addentrarsi in un territorio che ha un’estensione di 8 milioni di kmq. E’ sufficiente andarsene in Marocco (dalle parti di Zagotra, per esempio), o in Tunisia (Tzour e Nefta, il Chott el Djerid e Douz). Qui è già Sahara, come a migliaia di chilometri di distanza. L’atmosfera delle mitiche Hammada, Erg, Air può essere fantasticamente vissuta con una certa serenità e soprattutto con prudenza che, tra le dune di sabbia dorata, non guasta mai.

Jimmy Pessina

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