Turismo Internazionale

Qingdao, una città “occidentale” nella parte più orientale della Cina

Un sottile fil rouge lega ancora il breve periodo coloniale tedesco con la vulcanica attività di questa moderna città portuale cinese.

Fu l’uccisione di 2 missionari tedeschi, la cui sicurezza era stata garantita dall’imperatore della Cina in persona, a dare un pretesto al Kaiser Guglielmo II per occupare, il 7 novembre 1897, la baia di Kiautschou, un territorio di 550 kmq con circa 83.000 abitanti, il cui capoluogo era Tsingtao, l’odierna Qingdao (che letteralmente significa, in cinese, Isola Verde), sita sulla costa meridionale della Penisola di Shandong e della sua omonima Provincia.
Sottoposta all’amministrazione diretta della Marina Imperiale germanica, la concessione territoriale, ottenuta dal governo cinese a partire dal 1898, divenne un caso esemplare di accurata gestione coloniale tedesca: già all’inizio del I Conflitto Mondiale, Tsingtao, in precedenza anonimo villaggio di pescatori, contava oltre 200.000 abitanti grazie ai numerosi canali scavati dall’amministrazione tedesca, agli impianti di acqua potabile, che ne facevano un caso quasi unico nell’immenso Impero, al birrificio Tsingtao, tutt’ora esistente, e all’università: oltre agli indispensabili collegamenti ferroviari e telegrafici cui i coloni europei non sapevano rinunciare. Pur essendo terminata già nel 7 novembre 1914, esattamente 17 anni dopo l’occupazione, l’amministrazione teutonica era già riuscita a dar corpo a una parte delle grandi aspettative, che contemplavano l’apertura dell’enorme mercato cinese al commercio europeo a dimostrazione della grande importanza commerciale e militare che era stata attribuita alla nuova “vetrina sull’Estremo Oriente”. Questa apertura non ha mai cessato di esistere e malgrado le due dominazioni giapponesi e il periodo oscurantista del Kuomintang di Chiang Kai-Shek, la città ha conservato un certo sapore “occidentale” specialmente nella parte edificata nella prima parte del XX secolo. La città, che occupa una superficie di 10.654 kmq ed ha circa 8 milioni di abitanti, si affaccia su una costa lunga ben 730 chilometri. Gode di estati miti e di inverni relativamente temperati, sottoposta com’è a un regime monsonico, piovoso prevalentemente in giugno e luglio, ma con brevi precipitazioni nei mesi autunnali.
Lo Shandong, con i suoi 98 milioni di abitanti, rappresenta oggi la 2^ provincia per dimensioni del mercato interno, con un’incidenza del 9,2% sul totale nazionale. Nel 2016 ha esportato per 124 miliardi di USD e importato per 87 miliardi di USD. È, inoltre, una delle province più industrializzate della Cina, terza per contributo al PIL nazionale. La sua ampia disponibilità di risorse e la significativa presenza di imprese private la pongono inoltre al 4° posto, secondo il China Indicator of Provincial Business Attractiveness, fra le province più attrattive per gli investimenti stranieri.

Un viaggio a Qingdao e il ruolo della ristorazione italiana
Sono capitato a Qingdao alcuni anni fa e del tutto casualmente, durante le trattative per l’apertura di un rapporto commerciale fra questa lontana Regione cinese e la nostra Regione Siciliana. Qui ho scoperto che in questa immensa città – ma in Cina tutte le città sono immense! – si erano svolte le regate veliche dei XXIX Giochi Olimpici di Pechino 2008. Il campo di regata di Qingdao, con la sua prevalenza di venti leggeri, forti correnti e onda imprevedibile, con l’aggiunta di perturbazioni con vento forte e pioggia, si è confermato estremamente difficile e selettivo. Indimenticabili le due medaglie azzurre di Qingdao: prima è arrivata la medaglia di bronzo dell’italo-argentino Diego Romero Paschetta (Circolo Nautico Sturla) nella classe Laser, poi è arrivata la medaglia d’argento della strepitosa atleta toscana Alessandra Sensini (Yacht Club Italiano), che nel wind surf ha sfiorato l’oro ed è diventata la più titolata velista olimpica di tutti i tempi con le sue 4 medaglie in 5 Olimpiadi.
A supporto di questi atleti e di tutti gli altri che non hanno certo demeritato, anche se non hanno potuto salire sul podio, si è mossa tutta una massa di accompagnatori e appassionati di vela che hanno rumorosamente invaso le strade e i locali di Qingdao dove, a distanza di anni, se ne conservano ancora gli allegri ricordi.
Centri di ritrovo fondamentali, manco a dirlo, i ristoranti di cucina italiana che, seppur non numerosi, rappresentano degnamente in questa città la tradizione e la cultura italiane. Sempre frequentatissimi dai clienti occidentali (pochi gli Italiani, poiché secondo stime locali i residenti nostri compatrioti non sarebbero più di un centinaio), godono di una grandissima reputazione fra le classi dirigenti cinesi – politici, funzionari di partito, militari e grossi commercianti – che se ne servono per meglio figurare nelle occasioni più importanti.

I Ristoranti italiani a Qingdao
Situati tutti nella parte “nuova” di Qingdao, i ristoranti italiani (almeno una ventina e tutti buoni) gravitano in quella che può essere definita la “city” economica e commerciale della città, del distretto di Shinan e di tutto il territorio dello Shandong, che con i suoi 100 milioni di abitanti rappresenta una grossa fetta della popolazione cinese. In questa regione gli interessi commerciali con i paesi europei, americani e oceanici sono molto elevati ma va detto che solo grazie alle Olimpiadi gli imprenditori italiani hanno cominciato a drizzare seriamente le orecchie. Ci risulta che un Consorzio Maremmano, sulla scia dell’inossidabile Alessandra Sensini, si sia fatto avanti proponendo suoi produttori disponibili a entrare in joint-ventures con operatori cinesi (il che rimane conditio sine qua non per poter entrare nel mercato cinese).
Ritornando ai ristoranti, abbiamo avuto modo di frequentarne alcuni e di constatare che per la qualità dei prodotti presentati e per la precisione del servizio nulla hanno da invidiare alle migliori performances di casa nostra.
Il simpatico giapponese Hirotaka Kawachi conduce con grande professionalità il minuscolo “Trattoria Verde” (20 posti nel quartiere di Shanghanglu), dove bisogna prenotare con giorni di anticipo. L’amico Hiro, che si è specializzato in Italia e parla discretamente la nostra lingua, prepara solo al momento i suoi piatti coadiuvato da una schiera di bravissimi collaboratori/allievi: tutte le preparazioni di mare, cotte e crude, da lui sono insuperabili e i vini bianchi sono prevalentemente italiani. Di maggiori dimensioni il “Salvatore Pasta Fresca”, sito nell’ombelico commerciale della città, proprio di fronte all’immenso palazzo municipale e all’ingresso del viale che porta alla piazza 4 Maggio e al mare. Lo chef Roberto Bernasconi opera prevalentemente a Shanghai ma le sue frequenti presenze a Qingdao imprimono una forte italianità a tutta la cucina: buona la carta dei vini italiani e no.
Il Da Vinci Restaurant è la sofisticata espressione del migliore albergo cittadino, il Shangri-Là che si trova al numero 9 della Xiang Gang Zhong Lu. Nel menu degustazione sono presenti un antipasto a base di bottarga, salsa di carciofi e gelato al pepe, cui seguono la pasta fatta in casa con ricotta e prosciutto di Parma o i tagliolini all’astice, il carpaccio di manzo ai porcini con rucola e parmigiano o il filetto alle olive nere con capperi e salsa di pomodoro. Un’offerta tutta italiana, da annaffiare con i migliori vini della fornitissima cantina.

di Carlo Ravanello

Trattoria Verde
Shanghanglou 100 hao – Qingdao

Pasta Fresca Salvatore
First Floor Nord Building of Golden Plaza
N. 20 Middel Hong Kong Road – Qingdao

Ristorante Da Vinci
Hotel Shangri-Là
9 Xiang Gang Zhong Lu – Qingdao

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