Turismo Nazionale

Dolomiti: i monti pallidi

Tra queste Alpi giovani, a cui il tempo non ha ancora smussato spigoli e guglie, si è realizzato uno dei più felici incontri tra tecnologia e civiltà contadina.

Piste ampie per tranquille esplorazioni da una valle all’altra. Canaloni a tuffo nelle pinete. Quinte di rocce e cascate gelate. Gole colme di neve polverosa. Centinaia d’impianti sempre più veloci, efficienti, collegati. Anelli di fondo e itinerari battuti nella neve per chi vuole spostarsi solo a piedi, con lo slittino o con le racchette. E, soprattutto, un paesaggio unico, che è il vero atout delle Dolomiti nel confronto con altri comprensori alpini dove lo sci è di casa. Una natura tanto originale da attrarre, fin dal Settecento, scienziati, geografi, studiosi di geologia, aristocratici curiosi, scrittori: fra i tanti Saussure, Von Humboldt, Tolstoj. E da supportare oggi, con grazia e perfetta organizzazione, la presenza di migliaia di sciatori, mai ammassati in una sola area ma distribuiti sull’immensa ragnatela di piste nel territorio delle tre provincie di Belluno, Bolzano e Trento. In più, tra queste Alpi giovani, a cui il tempo non ha ancora smussato spigoli e guglie, si è realizzato uno dei più felici incontri tra tecnologia e civiltà contadina. Il risultato è l’araba fenice del turismo: da un lato, tradizioni mantenute con passione, mobili dipinti, stube accoglienti, tendine di pizzo e vasi di gerani, più boschi, prati, frutteti e vigne amorosamente pettinati e protetti solo con interventi rispettosi dell’agricoltura biologica, mucche coccolate come cagnolini, con tanto di collare di fiori nei giorni di festa. Dall’altro, servizi funzionanti a perfezione per gli abitanti ma anche per i visitatori: ski bus gratuiti che alleggeriscono enormemente il problema del traffico e dei parcheggi, impianti di risalita moltiplicati a ogni stagione per eliminare le code, strutture telematiche che forniscono informazioni immediate sugli alberghi, la neve, i trasporti, le iniziative speciali che di stagione in stagione valorizzano il patrimonio artistico, i monumenti, il folklore locale a beneficio di chi non si limita a sciare d’inverno e a passeggiare quando la neve non c’è più.
Tralasciando l’area del Brenta, isolata a ovest dell’Adige, i principali poli d’attrazione invernale delle Dolomiti sono Cortina d’Ampezzo, l’anello del Sella Ronda, il ghiacciaio della Marmolada e l’area di San Martino di Castrozza: una capitale della mondanità alpina e una serie di splendidi e famosissimi percorsi sciistici. Per scoprirne altri, ugualmente appassionanti, l’occasione giusta è la manifestazione Grand Prix Dolomiti Superski, varata dal Consorzio che riunisce gli impianti di risalita di dodici valli nel più grande carosello sciistico del mondo. Non si preoccupi chi ha appena superato lo spazzaneve: non si tratta di una gara riservata agli emuli della valanga azzurra, ma di una serie di feste sulla neve. Sono infatti state stabilite dodici date per giornate con musica, animazione e giochi, ognuna su un diverso tracciato. Chi a fine stagione avrà percorso tutte le piste, naturalmente nei giorni fissati, potrà, esibendo i timbri su un tesserino rilasciato dagli uffici del Supeski, ottenere un attestato di conoscenza delle nevi della zona e concorrere al sorteggio di un premio.
Le piste scelte per il Grand Prix sono tra le più impegnative delle Dolomiti: nere o rosse, ma sempre lunghe, ricche di sorprese e incastonate in scorci di paesaggio alpino di rara suggestione. Da provare, per esempio, la Silvester di Plan Corones, una pista di 5 km per 1231 metri di dislivello. Oppure la Trametsch alla Plose, in Val Isarco, a pochi minuti da Bressanone. E ancora, l’Olimpia/Alpe Cermis a Obereggen in Val di Fiemme, la Monte Elmo a Sesto in Alta Val Pusteria, la Salère a Pescul nel Civetta, la Tre Valli al Passo San Pellegrino. Naturalmente nel calendario del Gran Prix non mancano piste celebri come l’Olimpia delle Tofane di Cortina, entusiasmante tracciato di Coppa del Mondo. Analoghi meriti sportiva vanta la Gran Risa a La Villa in Alta Badia, dove ogni dicembre ha luogo la gara di slalom gigante valida per la Coppa del Mondo di sci. Alberto Tomba la considera uno dei tracciati più belli del Circo Bianco, a pari merito con il gigante di Adelboden in Svizzera. Questa nera con variante più semplice (2300 metri, pendenza che va dal 36 al 53%), parte dal Piz la Ila, dove un ristorante, il “Club Morzino”, accoglie per la cena clienti che arrivano con il gatto delle nevi. Si mangia al lume di candela in uno scenario suggestivo e poi, volendo, si può scendere a valle in sci con l’ausilio dei fari di un battipista. E’ solo uno dei tanti piccoli, accattivanti riti invernali delle Dolomiti.

di Jimmy Pessina

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