Turismo Internazionale

Algeria: deserti e archeologia

Infinite distese del deserto algerino dell’Hoggar e del Tassili e poi, vicino alla costa, le città romane

Nulla come la visione del deserto confonde le idee, nell’apparente immobilità e monotonia: un mare di sabbia a perdita d’occhio, pietre, dune mobili come i colori, cespugli spinosi e, in lontananza, miraggi.
Il Sahara, il più grande deserto del mondo, occupa in Algeria i quattro quinti del territorio ed è proprio qui, in Algeria, che presenta le sue più belle sfaccettature.
Un mondo pieno di mistero, poco conosciuto da parte del pubblico italiano, itinerario perfetto per un viaggio invernale.
Clima caldo e secco di giorno, notti fredde e frizzanti, cieli stellati da toccare con le mani, avventure per tutti, trekking, passeggiate fotografiche, corse sulle dune, spettacoli impagabili all’alba e al tramonto.
E sullo sfondo, quando capita, cammelli al pascolo e uomini blu.
Tamanrasset, capoluogo della regione del sud algerino, è la mitica città dove sono passati popoli e popoli: i Romani che avevano colonizzato il Nord Africa e spingevano i loro commerci fino all’Africa nera; le tribù arabe che portarono l’Islam tra il 7º e l’8º secolo, i Berberi o Touareg, gli affascinanti uomini blu, prima nomadi poi stanziali, famosi per le loro carovane di cammelli lungo la via del Sudan, che portava dalle coste del Mediterraneo alla città di Timbuctù, nel centro dell’Africa.
Intorno a Tamanrasset si distende il deserto dell’Hoggar, un mare di sabbie infinite, montagne granitiche e vulcaniche, oasi rilassanti, una tela di fondo azzurro cielo su cui si disegna il color ocra del deserto. E chi avrebbe detto che nel deserto si stende una prateria di fiori rosso viola tra le pietre nere, ai piedi di picchi altissimi scavati verticalmente da secoli di erosione?
Tra i siti più famosi dell’Hoggar c’è l’Assekrem, che si raggiunge attraverso una pista sterrata con potenti macchine 4 × 4: in cima, a circa 3000 metri, si assiste alle più belle albe e ai più bei tramonti del mondo.
Ma, al di là del contesto naturalistico così sorprendente, l’Assekrem conserva in cima il tesoro dell’eremitaggio del Padre Charles de Foucauld, un personaggio eccezionale, fondatore del gruppo dei “Piccoli fratelli del Sacro Cuore”, testimone dei valori della carità e della fraternità. Il suo messaggio sopravvive attraverso la presenza di alcuni giovani monaci che raccontano con gioia, davanti alla porta dell’eremitaggio, la storia del Padre e i valori in cui credeva.
Nel profondo sud, Djanet è la porta sul deserto del Tassili N’Ajjer, Patrimonio dell’Unesco e Riserva della Biosfera dal 1986, una delle zone più affascinanti del Sahara.
Rocce scolpite dalla sabbia e dal vento in forme surreali, altissime dune di sabbia bianca e dorata, altopiani, massicci montagnosi e vulcanici, depressioni coperte di sale, un paesaggio spesso lunare punteggiato da oasi, canyon altissimi che ricordano il Far West.
Ma soprattutto incanta qui la più grande concentrazione di pitture e incisioni rupestri di tutto il Sahara.
Un museo incredibile a cielo aperto che corrisponde al periodo in cui il Sahara, dal 9000 al 2500 a.C. circa, era una zona umida e lussureggiante, dove vivevano cacciatori e pastori, e animali selvaggi come coccodrilli, elefanti, ippopotami, giraffe.
La famosa incisione rupestre imperdibile per ogni spedizione turistica è “la vache qui pleure” che ricorda forse il periodo in cui le mandrie venivano ad abbeverarsi ad un bacino d’acqua che si apriva ai piedi della parete rocciosa.
Questo è naturalmente il regno dei Touareg, o uomini blu, un tempo dediti alla vita nomade e carovaniera e oggi impegnati nel turismo per la loro profonda conoscenza del territorio.
Appare infatti incredibile la loro capacità di orientarsi guidando potenti fuoristrada su piste non segnate, un orizzonte di sabbia a perdita d’occhio in cui a noi Europei mancherebbe ogni punto di riferimento.
Ma si può anche scegliere l’esperienza più lenta e affascinante del trekking sul cammello accompagnati dai portatori.
Il cammino è comunque lungo, le piste dissestate permettono di contemplare con lentezza i panorami grandiosi, le soste sono frequenti.
Pranzi e cene secondo tradizione locale: tappeti per terra, piccoli tavolini bassi, grandi vassoi pieni di verdure, couscous, carne di montone alla brace, datteri, banane e uva.
Per finire l’immancabile tè alla menta, amaro e forte, che i Beduini preparano con cura e servono poi con un rituale tutto loro, versando la teiera da un metro di altezza sopra bicchierini minuscoli.
L’alloggio nel deserto sarà spartano, ma nulla da rimpiangere, di fronte allo spettacolo impagabile del cielo stellato notturno, luminosissimo e protettivo.
E di notte grande escursione termica che abbassa anche di 20 °C la temperatura del giorno.
Un lungo volo ci porta a Nord, alle città romane di Timgad e Djemila, patrimonio Unesco, che ricordano il tempo della Numidia conquistata e alleata dei Romani, i tempi delle guerre puniche, della conquista dell’Africa romana.
A Timgad un’iscrizione riassume il modo di vivere dei Romani: “cacciare, bagnarsi, giocare, ridere: è vivere”
Nate come guarnigioni militari, spesso sugli altipiani a 1000 m di altezza, ottimi posti di guardia e di controllo del territorio, divennero poi colonie e città romane nel corso del primo millennio, tra il 1º e il 3º secolo dopo Cristo. Archi di trionfo perlopiù dedicati ai Severi, terme grandiose, imponenti templi dedicati alla triade capitolina, pietre delle strade che portano i segni delle ruote dei carri, sistemi di raffreddamento e riscaldamento delle acque, bagni pubblici, biblioteche, tavoli per le misure nelle taverne, statue su alti basamenti, il teatro, colonne. Nei musei inseriti nei siti archeologici colpiscono soprattutto la ricchezza e la magnificenza dei mosaici del Nordafrica: Nettuno, Diana, delfini, cavalli, pesci, intrecci vegetali.
E poi un battistero cristiano costruito negli anni successivi con i segni simbolici del pesce e della croce.
D’altronde non dimentichiamo che proprio qui, a breve distanza, nacque Sant’Agostino di Ippona.
Città conservate perfettamente dalla sabbia e dall’oblio, definite Pompei africane, dove si cammina a lungo, guidati da brave guide locali che poi spesso organizzano il pranzo nelle loro case private.
Visite che fanno capire l’intelligenza di certe scelte strategiche, tra corsi d’acqua, cave di pietra, alture aperte e soleggiate, terreni fertilissimi ricchi di frutti e cereali.
Consigli di viaggio: indispensabile il visto turistico da chiedere per tempo, rilasciato dall’Ambasciata o dal Consolato algerino in Italia.
Per il viaggio in Algeria, che di solito è scortato da due camionette di polizia, è consigliabile affidarsi a T.O specializzati. Ottimo Visa Travel.

http://visatravelalgerie.blogspot.com
Per ogni informazione turistica www.ont.dz in lingua francese e inglese

di Franca Dell’Arciprete Scotti

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