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Gobekli Tepe, la ‘Stonehenge dell’Asia’, tra mistero e stupore

Costruito prima dell’invenzione della ruota, della nascita della scrittura, della lavorazione della ceramica, è il sito più antico del mondo

Quando nel 1958, nella provincia turca di Konya, venne scoperto il sito di Çatalhöyük, il mondo scientifico esultò: con una superficie di 13 ettari, in 18 livelli stratigrafici dal 7400 al 5700 a.C. circa era il più antico insediamento umano abitato di epoca neolitica dell’Anatolia e, nel 2012, il sito neolitico fu riconosciuto Patrimonio Unesco.
Ma il primato durò relativamente poco. Nel 1963, cumuli di frammenti di selce rivelarono a un gruppo di ricercatori turchi e americani la presenza umana in un sito ancora più antico, dell’età della pietra, su una collina artificiale alta circa 15 metri e con un diametro di circa 300 m, vicino alla pianura di Harran, a soli 18 chilometri dalla città di Şanlıurfa, al confine con la Siria.
Era Göbekli Tepe, un sito archeologico straordinario e misterioso, il più antico luogo di culto mai scoperto, risalente tra l’11.500 e l’8000 a.C, costituito da un santuario monumentale megalitico, contenente, a sua volta, quattro cerchi concentrici, all’interno dei quali vi sono misteriosi megaliti a forma di T alti tra i 3 e i 6 metri, del peso compreso tra le 40 e le 60 tonnellate, in piedi e disposti a cerchio, con raffigurazioni di animali e, quelli più alti, di uomini con le braccia conserte insieme ad altri in assemblea.
Luogo di culto eretto circa 12.000 anni fa da generazioni di cacciatori dell’età della pietra e costruito prima dell’invenzione della ruota, della nascita della scrittura, della lavorazione della ceramica, è il sito più antico del mondo e rappresenta un punto di svolta della storia umana: più precisamente, il luogo in cui l’uomo scelse di diventare stanziale, di riunirsi in comunità, di trasformarsi da cacciatore in agricoltore. 
Ma è un sito tutt’altro che chiaro e, malgrado dal 1995 gli scavi proseguano ininterrottamente, su Göbekli Tepe ci sono diverse interpretazioni. Come per tutte le grandi costruzioni megalitiche disseminate in vari punti del globo e del tempo, sembra inimmaginabile che dei semplici uomini primitivi, senza nemmeno conoscere la ruota, abbiano potuto realizzare l’impresa del trasporto di enormi blocchi di pietra dal peso di oltre 10 tonnellate per siffatte costruzioni, durante un periodo da tre a cinque secoli.
Altro mistero è il motivo che spinse, nell’8000 a.C., gli uomini ad abbandonare velocemente il sito, seppellendolo volontariamente sotto strati di terra. Perché? Alcune teorie ipotizzano di un luogo considerato maledetto per i culti sciamanici praticati per secoli.
Altre teorie, invece, propendono a favore di uno sciame di comete che colpì la Terra nell’11.000 a.C. portando morte e distruzione e che, modificando l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, causò l’estinzione di molte specie come quella dei mammut e l’era glaciale per mille anni. Tanto si rinviene in alcune steli nel sito che, attraverso simbolismi animali, riproducono costellazioni celesti e la loro posizione nel cielo, tra cui quella detta dell’avvoltoio, che segna la caduta dello sciame di comete e un uomo senza testa, ad indicare la perdita di molte vite umane. Grazie ad un computer, gli studiosi hanno potuto ricostruire la mappatura celeste così come indicata e stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C.
Ecco perché Gobekli Tepe è considerato verosimilmente il più antico osservatorio astronomico di comete e meteoriti ed ha costretto archeologi e storici a rivedere la Storia dell’umanità.
Quest’anno 2019, in Turchia è stato dichiarato «l’anno di Gobeklitepe», Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, definita la ‘Stonehenge dell’Asia’ e si prevede che sarà visitata da più di un milione di persone. Per una migliore comprensione del sito, ho apprezzato molto la visita allo spettacolare nuovo Museo Archeologico di Şanliurfa, inaugurato alla fine del 2014, sviluppato su tre ampi piani che comprendono sculture, vasellame e gioielli di Göbekli Tepe, oltre a una straordinaria ricostruzione di uno dei templi circolari in dimensioni fedeli e tante scene di vita quotidiana, incredibilmente realistiche.

Testo e foto di Carmen Guerriero

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