Approfondimento

La responsabilità del nostro Territorio

Le scelte responsabili non sono più rinviabili e sono la strada giusta verso un futuro migliore

Il 15% del nuovo secolo è andato. Sono stati definiti gli anni zero e credo sia una definizione calzante. Sono stati anni veloci velocissimi che lasciano un sapore agro con rare punte di dolcezza. Il mondo ha avuto le sue guerre e le sue ingiustizie, alti e bassi, come sempre, non distribuiti equamente. Le speranze e l’euforia che avevano accompagnato i primi giorni del duemila sembrano preistoria e abbiamo imparato a fare i conti con nuove emergenze, prima fra tutte quella del terrorismo. Siamo molto informati su tutto, continuamente e con strumenti sempre più sofisticati ed interattivi, eppure non ci abbandona un senso di insicurezza e di solitudine. Viviamo in un futuro tecnologico che convive con fame e povertà, contraddizioni sempre più grandi che avvelenano le coscienze delle persone sensibili. In questo quadro affrontiamo l’oggi e ci prepariamo al domani. Possiamo tranquillamente continuare a vivere senza preoccuparci troppo di quello che accadrà, oppure possiamo impegnarci un po’ di più. La scelta è nostra, solo nostra.

Per cominciare si potrebbe fare un piccolo sforzo per mantenere il nostro Territorio così come la natura ce l’ha consegnato. Piccoli gesti di buona creanza e buon senso sarebbero sufficienti. Sporcare di meno, per esempio, non è difficile basta un po’ d’amore per il prossimo. E’ davvero sconsolante vedere galleggiare sul nostro meraviglioso mare buste e bottiglie di plastica gettate lì senza pensare. Un piccolo gesto può davvero fare la differenza. Minimalismo demagogico? No, realismo pragmatico. Cominciamo dai rifiuti del nostro consumismo ormai fuori controllo per raddrizzare un po’ la nostra strada. I grandi della terra litigano per trovare un accordo condiviso sul clima, non va bene, ma noi cominciamo a fare la nostra parte. Molte nostre città sono trattate come pattumiere a cielo aperto e rappresentano un vulnus alla nostra cultura. Di abuso in abuso abbiamo ferito la terra ed ora si moltiplicano i disastri. E’ ipocrita dare la colpa solo al nuovo clima. Abbiamo cementificato, sradicato foreste, imbrigliato acque reflue e fiumi, cosa dovevamo aspettarci, un premio? Scelte responsabili non sono più rinviabili. Anche in agricoltura c’è bisogno di maggiore attenzione. La scienza ci mette a disposizione continuamente nuovi strumenti per coltivare ed allevare in maniera meno invasiva ed inquinante. Non voltiamo la testa dall’altra parte. I costi minori di oggi si riveleranno costi insostenibili domani per le nuove generazioni. Riflettiamo su questo, confrontiamoci, consultiamoci, approfondiamo. La qualità della nostra vita è più preziosa di qualsiasi dividendo. In molti hanno scoperto, complice la crisi economica che ancora stiamo subendo, che investire nella qualità è un ottimo investimento. Piccole aziende che hanno scommesso sul biologico e l’ecosostenibilità cominciano a raccogliere frutti destinati a durare nel tempo. I consumatori sono maturati e si moltiplicano le richieste di certificazione dei prodotti. Il made in Italy è sulla cresta dell’onda, ma questa non va persa. Dobbiamo insistere senza illuderci. Il lavoro intelligente è l’unica garanzia di successo che non teme le congiunture. Guai a fermarci ora. Siamo ad un bivio e solo una strada porta ad un futuro migliore anche se non è in discesa. L’altra è lastricata di un materiale luccicante, ma sottile e scivoloso, promette, ma non mantiene e disprezza ogni regola di solidarietà e umanità. Non percorriamola perché non porta a nulla, anzi porta proprio al nulla. Il nostro destino è anche nelle nostre mani, pensare che non sia così equivale a fare come lo struzzo che secondo la leggenda mette la testa sotto terra per non vedere il pericolo e scaricarsi così la coscienza.

di Marcello Masi – Conduttore Rai1 Linea Verde

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