Turismo Nazionale

Tindari, dal cuore greco e rinascimentale

Siamo in una delle zone archeologiche più interessanti dell’isola, dove si concentrano numerose testimonianze della storia dell’uomo

La strada provinciale che collega la Palermo-Messina con l’abitato di Patti si inerpica dolcemente lungo i pendii di una bassa collina. Intorno, l’orizzonte si allarga sempre di più, l’occhio spazia da Capo Calavà alla penisola di Milazzo, fino alle isole Eolie, e alle prime pendici dei monti Nebrodi. Siamo in una delle zone archeologiche più interessanti dell’isola, dove si concentrano numerose testimonianze della storia dell’uomo. Dalla moderna Patti 30 chilometri ad ovest di Milazzo – può iniziare un itinerario a ritroso nel tempo: dai bei quartieri ottocenteschi dell’abitato, fino a Tindari, un delle ultime colonie greche in Sicilia. Le chiese di Patti sono dedicate a S. Maria dei Greci, S. Antonio Abate, S. Nicolò e custodiscono dipinti settecenteschi e rinascimentali. Fra tutti gli edifici, la grande cattedrale e quella che merita una visita più accurata. Al suo interno, tanti piccoli capolavori, come il sarcofago rinascimentale della regina Adele, di chiara impronta michelangiolesca. Lascito ‘abitato, seguendo le indicazioni per Patti Marinasi incontrano i resti di una villa romana, affiorati casualmente durante la costruzione di viadotto dell’autostrada Messina-Palermo. La villa, costruita intorno ad un grande peristilio porticato, risale al tardo periodo imperiale e conserva mosaici di pregio. La strada sale ancora, fino ad arrivare all’antica Tyndaris, in cima ad un promontorio roccioso a picco sul mare. Salvatore Quasimodo amò particolarmente questi luoghi tanto da dedicare loro una delle sue poesie. Fondata da Dionigi di Siracusa nel 396 a.C., fu una postazione cartaginese, in seguito assoggettata a Roma. Lungo le ampie strade, restano il teatro greco, la basilica, le terme, muri d’epoca ellenica, romana e bizantina. C’è anche un piccolo museo che custodisce statue, capitelli e ceramiche. A segnare la fine di Tyndaris furono un terremoto e le devastazioni degli arabi, ma la sua bellezza non lascia indifferente il visitatore, soprattutto se si arriva al tramonto. Poco distante, un santuario custodisce la statua di una Madonna nera, venerata in tutta la Sicilia. Ai piedi dell’antica città si stende la laguna di Olivieri, protetta da una riserva naturale. Il gioco delle correnti disegna il profilo mobile di sinuose lagune di sabbia, alle cui spalle occhieggiano tre laghetti, chiamati Verde, Martello e Vergolo. A primavera, si fermano a riposare gli uccelli migratori provenienti dall’Africa. Da Patti, ci si può spingere in direzione di Messina, fino a Milazzo, che sorge su una lingua di terra protesa nel Tirreno. La città, che è il principale porto d’imbarco per le Eolie, merita una sosta, per visitare il castello medievale ed il dumo rinascimentale. Oppure si può prendere la strada costiera che, dopo Capo Calavà, arriva fino a Capo d’Orlando, fondata secondo la leggenda, da Agatirso, figlio di Eolo. Nell’Ottocento, venne dedicata al celebre paladino di Carlo Magno, che vi sostò andando in Terrasanta. Meritano una visita la chiesa di Maria Santissima, in cima ad una lunga scalinata, ed il castello di Piscittina. Da vedere anche il borgo medievale di Naso che dista 12 chilometri, e San Marco d’Alunzio, paese ricco di storia e folklore, che conserva 26 chiese, molte delle quali con dipinti bizantini, e un tempio del IV secolo, dedicato ad Ercole. Infine, Piratino, uno dei paesi più antichi della Sicilia, con le sue torri saracene, il Palazzo ducale e la chiesa di S. Anna.

Testo e foto di Jimmy Pessina

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