Bio

Anche nel “bio”, piccolo è bello

Avere la certezza di trovare, durante tutto l’anno, alimenti provenienti da coltivazione biologica, nei supermercati vicino a casa oppure nei negozi specializzati, ormai molto numerosi – ecco, si tratta di una grande fortuna, anche se diventata ormai quotidianità irrinunciabile. Teniamo però presente anche le coltivazioni “bio” più piccole, a chilometro zero o quasi, cioè in aziende vicino alla nostra abitazione, oppure addirittura… sul nostro balcone o terrazzo.

Un piccolo produttore vicino a casa. Che cosa chiedere

Magari ci passate vicini più volte nel giro di pochi giorni, o lo vedete nel mercatino locale, una o due volte alla settimana, oppure si tratta di un agriturismo dove qualche volta vi piace mangiare, rilassarvi, far giocare i bambini. E vi hanno detto che coltivano ortaggi, piante aromatiche e magari frutti di bosco in modo biologico. Quale occasione migliore per fare un po’ di scorta da portare a casa? Cose fresche, appena raccolte: al supermercato, anche nelle migliori condizioni, frutta e verdura avranno comunque qualche giorno di vita. Oppure confetture o altre conserve, preparate con metodi tradizionali – quante tentazioni!

Ma ci sarà da fidarsi? Questi piccoli produttori, dei quali magari siete nel frattempo diventati anche amici, vi assicurano di aver coltivato tutto secondo le regole del “biologico”. Però non riescono ad esibire la certificazione degli Enti preposti al controllo.

I motivi sono diversi.

Solo i prodotti confezionati possono essere muniti dei contrassegni con la certificazione “da coltivazione biologica”. Se andate personalmente nel campo a scegliere i pomodori, i cavoli o le rape da portare a casa, ciò ovviamente non è fattibile. Né lo è per le carote esibite sul banchetto al mercato rionale.

Chiedere ed ottenere la certificazione “bio” è impegnativo e costoso, perché comporta regolari controlli e pratiche burocratiche non indifferenti. Questo impegno e costo può essere sostenuto solo da aziende che abbiano costantemente un certo livello di produzione. I piccoli o piccolissimi produttori non se lo possono permettere, pur se lavorano con impegno e scrupolo.

Come fare allora per distinguere un produttore seriamente impegnato, magari vicino a casa vostra, da qualche “ecofurbo”? (Purtroppo, come in tutti i settori, ne esistono anche qui…)

Forse non siete (ancora) grandi esperti delle coltivazioni “bio”. Però qualche domanda mirata potrebbe esservi utile per capire, sia la motivazione sia il metodo usato dal vostro potenziale fornitore. Ecco alcuni suggerimenti:

Se vi propongono delle patate “bio”, chiedete dove si riforniscono della “semenza”, delle patate da piantare. In effetti, non è, oggi come oggi, facilissimo trovarle da coltivazione biologica, ma … è possibile. Un vero appassionato saprà anche dirvi il nome delle varietà piantate e le loro caratteristiche.

Chiedete come si difendono dalle piante infestanti. (In agricoltura/orticoltura convenzionale si ricorre al diserbo chimico, che però costituisce uno dei più gravi problemi di residui tossici in ciò che mangiamo; vedi anche sul sito ASA, piattaforma BIOLOGICO, convegno http://www.asa-press.com/bio2016/bio2016-index.html). Non esistono ad oggi prodotti naturali per il diserbo, da spargere semplicemente su terreno. Le alternative sono:

– Diserbo manuale
– Diserbo termico (con un piccolo e maneggevole attrezzo che procura uno shock termico alle piante infestanti e le fa disseccare in pochi giorni) foto bruciaerba
– Pacciamatura o copertura del terreno. La prima può essere eseguita con materiali organici come sfalcio d’erba, cortecce o legno frantumato, cartoni, lapillo vulcanico. La seconda è in uso da alcuni anni. Però in agricoltura “bio” si rinuncia all’uso della plastica e si ricorre a materiali di origine organica, come per esempio i polimeri di mais, che si decompongono entro un anno, però permettono di coprire ugualmente il terreno, mantenendolo ad una temperatura mite e costante, ad una umidità giusta, e impedendo il proliferare di piante indesiderate. Gli ortaggi vengono semplicemente piantati entro piccoli fori praticati nel manto di copertura.

CHIEDETE ANCHE
Come si concima? Ottimo il compost, meglio se di produzione propria, oppure sostanze naturali come per esempio la cornunghia. Bene anche lo stallatico, in polvere o in pellet. NO per i vari nomi di fantasia, dietro i quali solitamente si nascondono i concimi di sintesi. Sarà la passione che traspare dalle parole del vostro interlocutore a convincervi del suo impegno sincero per una terra sana e prodotti sani. Magari vi parlerà di energie rinnovabili, di risparmio di acqua, nell’irrigazione, di conservare la fertilità e la stabilità del suolo, di biodiversità – tutti argomenti che dimostrano un suo vero interesse nell’argomento.

Idealisti o realisti?

Per impegnarsi nel “bio”, occorre essere idealisti? All’inizio, venti o trent’anni fa, probabilmente era così.

Nel frattempo, i consumatori hanno cominciato a comprendere il valore di un’alimentazione sana e la sua importanza anche per la salute dell’ambiente e il futuro del nostro pianeta, e quindi coltivare “bio” è diventato un business, un mestiere quasi come un altro (anche se una buona dose di ideali non guasta …).
Però è sempre bello parlare con i pionieri, quelli che da molti anni si impegnano a diffondere il messaggio e che – magari in dimensioni territoriali ridotte – coltivano con metodi rigorosamente biologici o biodinamici.

Noi abbiamo parlato con Attilio Locatelli, il quale ha fondato una azienda pilota in Valsassina, una trentina d’anni fa, – un’iniziativa che ha coinvolto poi decine di altre aziende “bio”, di dimensioni piccole o medie, nella zona. La Cascina Coldognetta oggi è un agriturismo che accoglie, tra l’altro, pullman di bambini, curiosi di avere un contatto con la terra, ad imparare “come si coltiva una carota”, a fare il “percorso dei sensi”.

La trasmissione su MelaVerde (www.video.mediaset.it/video/mela_verde/pillole/499267/la-cascina-coldognetta-in-valsassina.html) ha riscosso un entusiasmo tale che è andata in onda una seconda volta, e si attende un seguito. Una curiosità: il “bio”, in questo caso, non si limita ad ortaggi e frutti, ma vengono prodotti anche vari tipi di caramelle ed alcuni cosmetici, questi ultimi – ovviamente – anche senza parabeni o petrolati, senza silicone, cruelty-free, ecc.

Attilio riferisce, con l’entusiasmo che gli è proprio, degli studi in corso sulla naturale fertilità del terreno, su funghi e batteri amici della fertilità e antagonisti di insetti dannosi, e molto altro ancora.

In giardino, sul terrazzo, sul balcone

Avete mai pensato di coltivare non solo i fiori ma anche qualche ortaggio o pianta aromatica, in pochi metri quadrati di terra, oppure in cassette? Il raccolto è limitato a pochi mesi all’anno (a meno che vi portiate qualche vaso sul davanzale interno delle finestre), ma le soddisfazioni sono immense.
Da dove cominciare?

Per andare sul sicuro, rivolgetevi ad un fornitore affidabile per prodotti “bio”, sia di semenze e piantine, sia di quanto vi serve come terriccio, per concimare, eccetera, e che sia disponibile a darvi tutti i consigli per cominciare e per proseguire nell’impegno. Noterete però che chi si impegna nel “bio” è motivato e molto ben disposto a darvi suggerimenti.

Ne abbiamo parlato con Stefano Longoni, che circa due anni fa ha aperto un centro (Agraria del Murné) ad Airuno in provincia di Lecco ed è già diventato un punto di riferimento per tanti coltivatori piccoli o hobbisti. Egli proviene da una famiglia di coltivatori “convenzionali” (scioccati per le sue scelte) e si dedica con passione alla ricerca, allo studio, alla sperimentazione, allo scambio di informazioni, all’organizzazione di incontri formativi. Chi avesse qualche dubbio sulle proprie possibilità di coltivarsi degli ortaggi rimarrà folgorato dalle cassette fuori dal suo negozio, dove in poco spazio si vedono melanzane meravigliose, peperoni, pomodori, zucchine, fagiolini, insalate … tutte coltivate in cassette.

E tutte coltivate – ovviamente – con criteri “bio”.

di Gudrun Dalla Via
Credit Photo: Attilio Locatelli/Cascina Coldognetta – Stefano Longoni/Agraria del Murné

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