Approfondimento

Intervista a Stefano Vaccari

Capo del Dipartimento Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari

Il Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è uno dei maggiori organismi europei di controllo dell’agroalimentare. E’ presente su tutto il territorio nazionale con 29 uffici ispettivi. I controlli riguardano gli aspetti merceologici e qualitativi dei prodotti agroalimentari e hanno lo scopo di tutelare il consumatore e salvaguardare la leale concorrenza tra gli operatori.

Lei è il Capo del Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, può spiegarci come avvengono i controlli per tutelare questo settore?

L’ICQRF è la principale Autorità di controllo dell’agroalimentare italiano e una delle maggiori a livello mondiale con 700 persone in servizio e 6 laboratori di analisi, tutti accreditati dall’UE, che assicurano un contributo fondamentale alla tutela della qualità dei prodotti italiani nel mondo. Qualche numero: nel 2017 abbiamo effettuato oltre 53mila controlli e sequestrato prodotti alimentari per un valore di più di 103 milioni di euro. Lavoriamo sia nella filiera che sul web dove siamo gli unici ad avere accordi e collaborazioni con le grandi piattaforme di commercio elettronico, come eBay e Alibaba, per rimuovere i falsi prodotti italiani di qualità certificata dagli scaffali virtuali. Oltre 2.200 gli interventi effettuati in tal senso. Un lavoro intenso, quotidiano, per garantire la tutela delle produzioni nazionali, attraverso la verifica del rispetto delle norme, della tracciabilità e dell’effettiva origine delle materie prime, e la trasparenza e sicurezza ai consumatori.

Molto spesso, non solo i media ma anche i consumatori, utilizzano parole come frode, contraffazione, sofisticazione, adulterazione come fossero sinonimi. Ravvede tecnicamente una confusione nell’uso terminologico?

Senza entrare nei tecnicismi della materia, possiamo subito chiarire che le frodi alimentari vengono classificate a seconda degli effetti che queste hanno sulla composizione e/o sugli aspetti esteriori dell’alimento. Per adulterazione intendiamo quindi la variazione volontaria della naturale composizione dell’alimento senza peraltro effettuare aggiunta di altre sostanze (ad esempio latte scremato e/o parzialmente scremato venduto come latte intero). L’alterazione consiste invece in un fenomeno solitamente accidentale che modifica la composizione chimica e organolettica di un alimento (vino acescente, irrancidimento degli oli, ecc.). La sofisticazione è la modifica volontaria della composizione naturale o legale di un alimento mediante l’aggiunta di una sostanza estranea (ad esempio l’aggiunta di olio di semi agli oli di oliva o l’aggiunta di saccarosio al vino). Infine, per contraffazione intendiamo la sostituzione di un alimento con un altro di minor pregio e con caratteristiche macroscopiche molto affini (vino generico con vino ottenuto da uve da tavola o margarina spacciata per burro).

Olio d’oliva, formaggi, vino, salumi e anche acqua minerale. C’è un prodotto alimentare che si sottrae alla contraffazione?

Le frodi vengono realizzate dove c’è convenienza economica. Il nostro sistema di controlli tuttavia è un esempio a livello mondiale, una garanzia per i consumatori, che ovviamente possono contribuire attraverso le loro segnalazioni. Più siamo informati e preparati nel conoscere quanto è scritto in etichetta, soprattutto in termini di tracciabilità e origine dei prodotti e delle materie prime che li compongono, più limitiamo le “aree grigie” di acquisto dove qualche volta possono esserci dei comportamenti fraudolenti.

Le Indicazioni Geografiche e le Denominazioni di Origine agroalimentari sono soggette a disciplina comunitaria e nazionale, nonostante ciò sono ancora terreno per azioni di frode come l’agropirateria. Come ci si difende?

L’utilizzo di nomi simili a quelli protetti, spesso utilizzati per le nostre maggiori produzioni come il Parmigiano reggiano o il Prosecco, è una pratica commerciale sleale molto pericolosa in quanto sottrae valore ai nostri prodotti. L’italian sounding rientra in questa casistica. In molti Paesi queste pratiche non sono punite e qui è necessario intervenire attraverso complessi sistemi di protezione giuridica. Ma in questo dobbiamo dire che l’Italia è all’avanguardia. Diverso è il caso delle frodi con rilevanza penale, dove un prodotto viene realmente falsificato. Tuttavia sono casi più limitati grazie sia al nostro sistema di controlli che all’azione dei singoli Consorzi di tutela.

Lo scorso ottobre è stata firmata la Dichiarazione di Bergamo. Ritenete possa essere uno strumento efficace contro questo genere di reati?

È un documento strategico che ha l’obiettivo di riconoscere il valore delle Indicazioni Geografiche in ambito agricolo, ambientale e commerciale. Ribadisce come i prodotti IG costituiscano un modo di intendere lo sviluppo, non solo un metodo di produzione. Rafforzare questa visione strategica è già di per sé un potente strumento antifrode perché nei valori delle IG ci sono anche l’etica produttiva e il rispetto di chi produce, valori incompatibili con le frodi. La Dichiarazione di Bergamo rafforza quindi la nostra azione di tutela delle denominazioni, già attuata attraverso gli accordi con le piattaforme di e-commerce.

In che modo i giornalisti del settore agroalimentare possono essere per voi un valido supporto?

Aumentare la conoscenza e la consapevolezza dei consumatori, anche in relazione ai valori immateriali del cibo, è importantissimo. La filiera enogastronomica rappresenta, a pieno titolo, una sfera del patrimonio culturale, così come la base solida, fatta per lo più di piccole e medie imprese agroalimentari, di un modello economico che ha effetti diretti anche sulla qualità sociale e sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente rurale. Ne sono la prova tangibile i riconoscimenti dell’Unesco che, oltre alla dieta mediterranea, ha recentemente inserito i vigneti che caratterizzano il paesaggio delle Langhe, Roero e Monferrato così come la pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria. I giornalisti possono fornire un prezioso contributo raccontando i luoghi, i prodotti e gli effetti sociali del patrimonio enogastronomico, quei valori immateriali racchiusi nei cibi. Così come è certamente positivo raccontare il reale funzionamento del sistema di controllo e di vigilanza delle produzioni.

di Alice Lupi

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