Approfondimento

La Scolca, cent’anni di vino, cent’anni di passione

Intervista a Chiara Soldati

Era il 1919 quando nelle terre del Gavi nasceva la Tenuta La Scolca. Una storia di vino, di famiglia, di lungimiranza e coraggio che di generazione in generazione si sono succedute. Oggi, alla guida dell’azienda c’è Chiara Soldati, che con abilità porta avanti l’azienda mantenendosi fortemente ancorata ad un assetto assiologico e al contempo aperta al cambiamento; è una donna innamorata del suo lavoro che le regala soddisfazioni, sacrifici ma anche sorprese e sogni. Attenta osservatrice della società, che cerca di seguire anche attraverso la comprensione degli stili di vita e della cultura che si genera e muta nel tempo.

Buongiorno Chiara, la vostra è una storia aziendale lunga un secolo, molti imprenditori e amanti del vino vi guardano con stima e ammirazione. A ben pensare già il nome della vostra azienda La Scolca, che vuol dire “guardar lontano”, e il vostro cognome Soldati, che rimanda alla tenacità, erano già previsivi.
Ogni generazione ha mantenuto e rispettato la tradizione e ogni generazione ha innovato. Il segreto, penso, sia stato proprio quello di rimanere fedeli a sé stessi, a quello che era l’idea originaria del fondatore cioè quella di creare un grande vino bianco anche per l’invecchiamento e, in quest’ottica, essere innovatori. Mio padre (Giorgio Soldati ndr) ha introdotto, negli anni Settanta, la spumantizzazione del Cortese 100%,[…]. Io, venticinque anni fa, ho continuato su questa linea credendo nell’autoctono, credendo in quello che era l’origine del prodotto e credendo in quella che era una nuova visione di commercializzazione, di approccio al mercato, di comunicazione. Oggi, effettivamente, alla soglia dei cento anni –che noi festeggeremo nel 2019- siamo un’azienda con un forte passato ma con uno sguardo al futuro importante rappresentato da progetti concreti: una cantina nuova, quindi una linea di produzione e di imbottigliamento nuovi, un nuovo concetto di accoglienza del turista e dell’appassionato, quindi un’accoglienza che presupponga la trasmissione della cultura del vino… questo cognome Soldati ricorda anche un cugino importante (lo scrittore Mario Soldati ndr).

Un’azienda storica che si approccia alla realtà attuale con responsabilità e impegno. Penso al vostro sforzo per preservare l’ambiente. E’ difficile evolversi e stare al passo con i tempi?
Più che difficile è impegnativo. Presuppone un investimento importante. Sottolineo sempre che “il valore di La Scolca è il valore di un’azienda che produce” e questo vuol dire che il valore legato al vino è un valore profondo come la radice della vite perché noi compriamo gli ettari di vite ma compriamo anche i boschi, proprio perché aderiamo ad una filosofia che è biodinamica. Il bosco a fianco del vigneto serve per mantenere l’equilibrio ecologico, ambientale, di fauna e soprattutto rispetta ed è un contributo alla sanità del vigneto che ci permette a questo punto di lavorarlo senza additivi chimici, quindi senza diserbanti, senza prodotti chimici di protezione del vigneto se non i prodotti naturali come lo zolfo e il verderame. Quindi questa è una sensibilità del territorio che fa pensare la terra come qualcosa da tramandare non come qualcosa da sfruttare come business.

A proposito di sensibilità e di sanità, lei ha un ruolo attivo nel profondere il discorso del vino, dell’alimentazione per preservare la salute.
Questo è qualcosa che sento profondamente, perché il vino ha un concetto culturale che ha radici molto lontane e deve rimanere tale. Proprio per questo, quando io parlo di vino parlo ovviamente del mio brand, ma parlo di qualcosa che ha una radice profonda e ha un ruolo sociale importante […]. Il vino è un alimento, se realizzato e ottenuto nel rispetto di quelli che sono i canoni di salute rientra in quel qualcosa da non demonizzare. Ci sono degli studi scientifici comprovati che attestano come il consumo moderato del vino sia un coadiuvante importante anche a livello di salute per la circolazione, per la prevenzione di malattie cardiocircolatorie… sicuramente è un valore anche questo da sentire e da tramandare nel modo giusto.

Lei ha dichiarato che tra i suoi obiettivi preposti c’era quello di valorizzare la Docg Gavi, che ha un valore non solo imprenditoriale e territoriale ma anche affettivo e familiare.
Mio papà ha introdotto e voluto la Doc nel 1972 e ha voluto la Docg nel 1998, io mi sento di aver raccolto questo suo testimone. Mio padre ha fatto tantissimo per il territorio, la mia famiglia ha fatto molto, io da venticinque anni, mi è stato spesso detto, sono l’ambasciatore, l’alfiere in tanti mercati nuovi che io vado a scoprire. Io vado a parlare del brand La Scolca ma, il brand La Scolca, è connaturato e imprescindibile dal territorio. Questi cento anni di La Scolca sono anche i cento anni che rappresentano un’intuizione felice di questo nostro antenato fondatore che, anziché piantare dell’Arneis, ha piantato Cortese e ha deciso di chiamarlo con il nome del territorio (Gavi ndr) […]. In epoca giovanile sono stata per due mandati presidente del Movimento Turismo del Vino del Piemonte, capisco quella che è la valenza culturale del territorio che non si può prescindere da quello che è il prodotto, perché l’unicità di quest’autoctono è proprio l’esposizione dei vigneti, la coltivazione, il metodo […]. Il nostro vino, il nostro lavoro ci mantengono legati fortemente alla terra, alla realtà delle cose.

“La Scolca My dream” è un’espressione da lei coniata per riassumere l’anima della terra e del vino nella vita quotidiana.
Ho scritto e coniato questo concetto di “My dream” tra il 2007-2008 nel momento in cui, a livello mondiale, c’era stato quel momento di crisi economica forte, destabilizzante. Ho voluto trasmettere questo concetto semplice che “è nelle piccole cose che troviamo il sogno”. E’ nelle piccole cose che noi troviamo il dettaglio diverso che ci fa sognare e ci fa sorridere anche alla fine di una giornata difficile […] un calice di vino è un piacere e un sogno abbastanza alla portata di mano, basta capirlo e lì torniamo al discorso della cultura. […] Per noi questo centenario non è tanto un traguardo ma un risultato dal quale ripartire.

Per questi cento anni di La Scolca ci sono eventi in progetto nel 2019?
Certo, saranno degli eventi di condivisione di questa celebrazione con tutti quei soggetti che negli anni sono stati grandi ambasciatori e cioè i nostri partner commerciali, i giornalisti, i ristoratori, i sommelier… quindi un modo per ringraziare, non tanto per festeggiarci ma per festeggiare con chi ha reso possibile questo risultato.

Lei cita spesso parole come “emozioni” e “passioni” nel raccontare il vino nei suoi vari aspetti. Sono, secondo lei, le emozioni e le passioni la realtà seconda del vino?
Sì, sicuramente sì. Io mi ricordo da giovane quando ho espresso a mio papà il desiderio di continuare questo lavoro – mi viene difficile chiamarlo tale proprio perché mio padre mi aveva fatto un monito quasi cercando di disincentivarmi, spiegandomi la difficoltà, la fatica di questo lavoro-sacrificio – mi aveva spiegato come questo sia possibile solo se dietro c’è una grossa passione, una grossa emozione. Ecco, dopo venticinque anni posso ammettere che questi due elementi ci sono, sono vivi. Ogni anno quando si assaggia l’annata nuova in vendemmia la sorpresa è, nonostante siano passati tanti anni, sempre uguale o addirittura superiore, la soddisfazione, la grande emozione di vedere qualcosa che rinasce, che cresce e che ogni anno si rianima di qualcosa di nuovo. A me piace molto, come citazione, il Panta rei di Eraclito «Tutto scorre ma non è mai uguale» questo è perfettamente pertinente al vino perché ogni vendemmia sembra uguale alla precedente ma non è uguale […]. Questo è il grande segreto: nel momento in cui tu assaggi un’annata nuova è una sorpresa […] è come seguire un autore di romanzi, seguire un direttore d’orchestra, puoi andare a vedere due volte La Traviata, la musica è la stessa, ma non sarà mai due volte uguale. Questa è la poesia di quello che noi facciamo ed è quello che anima bene questo mondo.

di Alice Lupi

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