Turismo Nazionale

Un percorso nei luoghi di Dante tra Romagna e Toscana

In occasione dell’anno dantesco, un progetto interregionale tra Emilia Romagna e Toscana propone un viaggio affascinante alla scoperta di pievi romantiche, piccoli borghi, botteghe artigiane, antichi palazzi e gastronomia tradizionale.

Tu lascerai ogni cosa diletta
più caramente…
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale…”

Con queste drammatiche parole pronunciate dal suo trisavolo Cacciaguida, Dante durante il viaggio nei cieli del Paradiso acquisisce la certezza del suo esilio da Firenze. Un esilio iniziato nel 1302 all’età di 37 anni con l’ospitalità presso la corte degli Scaligeri a Verona e conclusosi, dopo varie traversie e soggiorni presso altri Signori, a Ravenna, presso la corte di Guido Novello da Polenta e luogo della sua morte nel 1321. Qui si trova anche la sua tomba che porta sull’architrave del piccolo tempio la scritta “Dantis poetae sepulcrum”.

Intorno agli anni dell’esilio del sommo poeta non tutto è dato sapere, ma certamente si soffermò in varie località piccole e grandi dell’Appennino tosco-emiliano alcune delle quali conservano ancora l’alone del suo ricordo.

In occasione dell’anno dantesco, per la celebrazione dei settecento anni dalla morte, un progetto interregionale tra Emilia Romagna e Toscana ci porta a scoprire attraverso l’Appennino tosco-emliano un itinerario legato al poeta, ricco di cultura, natura e tipicità del territorio (www.viedidante.it).

E’ un viaggio affascinante alla scoperta di pievi romantiche, piccoli borghi, botteghe artigiane, antichi palazzi, e con la gioia di poter assaporare i piatti della tradizione e i gustosi prodotti tipici del territorio.

Lasciata l’amata Firenze e il bel San Giovanni, il battistero ove il poeta fu battezzato, la prima tappa è Borgo San Lorenzo circondato da verdi colline illuminate da sempre nelle notti d’agosto da miriadi di stelle cadenti. Nel centro storico si accede da due porte, quella Fiorentina e quella dell’Orologio, residuo delle antiche mura costruite nel 1351. La vicina Pieve di San Lorenzo, risalente all’anno 941, è il più grande edificio romanico del contado fiorentino e all’interno conserva opere d’arte di grande valore, tra cui una Madonna attribuita a Giotto. Percorrendo sentieri ben tracciati sulla zona collinosa, è da non perdere presso la Madonna dei tre fiumi la visita al Mulino ad acqua Margheri, risalente all’anno 845 e ancora perfettamente funzionante. Qui si può assistere al processo di macinatura e acquistare la farina di grano, granturco e marroni dal sapore antico.

Giungendo da Firenze dalla via Bolognese o dal casello autostradale di Barberino di Mugello si arriva al Comune unico di Scarperia e San Piero, ricco di risorse

turistiche, culturali e gastronomiche. L’antico borgo di San Piero si sviluppò intorno all’omonima pieve già nell’XI secolo, ma raggiunse il momento di massimo splendore tra il XIV e XV secolo grazie ai Medici che costruirono nei dintorni le loro ville, tra cui il bellissimo Castello di Trebbio e le ville Adami e Schifanoia. Il Castello di Trebbia, dal 2013 riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio mondiale dell’Umanità, fu costruito, su commissione di Cosimo de’ Medici, da Michelozzo Michelozzi sui ruderi di una precedente torre feudale. Poco distante vi è il Convento del Bosco ai Frati, fondato dagli Ubaldini prima dell’anno Mille ed è uno dei più antichi della Toscana. Nel centro storico di Scarperia vi è il Palazzo dei Vicari che, oltre a vantare l’antica torre campanaria, opera del grande architetto Filippo Brunelleschi, è sede del Museo dei Ferri Taglienti. Vecchia di secoli, questa produzione di coltelli di alto artigianato è viva tuttora e nell’antica bottega del coltellaio, accompagnati dall’esperienza dell’artigiano, si può assistere e partecipare alla costruzione di un coltello usando gli strumenti antichi ormai in disuso, venendo a contatto con gli odori, i rumori, i fumi del focolare, fondamentali per costruire un coltello.

Otre al passo della Colla, ancora in terra toscana ma affacciato sulla Romagna, tra Faenza e la riviera Adriatica si trova il caratteristico paese di Marradi dalla particolare struttura urbanistica che, pur in pieno territorio montano, ricorda le vie del centro storico di Firenze arricchite da palazzi signorili. Ciò fu voluto dalle nobili famiglie dei Fabroni da Pistoia e dei Torriani da Milano che qui esiliati non vollero rinunciare all’eleganza degli spazi cittadini. Percorrendo i sentieri tra i ricchi boschi del territorio si raggiungono interessanti località come la Rocca di Castiglionchio, antica fortificazione del VI secolo, e l’Eremo di Gamogna, un antico complesso monastico fondato da San Pier Damiani nel 1053. Marradi, con le sue colline letteralmente coperte da castagneti, è la patria del “marron buono”, il marrone IGP Mugello che ogni anno viene celebrato dalla famosa Sagra delle Castagne. E per permettere ai visitatori di godere di un vero e proprio viaggio intorno al castagno è stato realizzato il progetto della Strada del Marrone del Mugello di Marradi.

Si accostano a questi frutti autunnali e ai vari dolci a base di marroni anche altre prelibatezze come le tagliatelle al fungo porcino o al tartufo di stagione, le grigliate di selvaggina e di castrato di agnellone e cappelletti con lo stracchino e il raveggiolo.

Incastonato nel Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, lungo l’antica via Faentina che collega Firenze a Faenza – città legata da sempre alla sua produzione di ceramica – e a Ravenna, si trova Brisighella, uno dei Borghi più belli d’Italia. La sua origine risale al Duecento, legata a Maghinardo Pagani da Susinana, Signore di Imola e Faenza. Su uno dei tre speroni rocciosi che caratterizzano il territorio, e ove oggi sorge la torre dell’orologio, Maghinardo fece costruire una torre di difesa per controllare i passaggi e i commerci dalla Romagna ghibellina verso la Firenze guelfa. Egli combatté dalla parte della Firenze guelfa nella battaglia di Campaldino nel 1289 a cui partecipò lo stesso Dante. Successivamente però divenne un convinto sostenitore dei ghibellini di Romagna in alleanza con gli Ordelaffi di Forlì. Dante stigmatizzò tale comportamento e nel canto XXVII dell’Inferno definì il Signore “…il lioncel dal nido bianco – che muta parte da la state al verno”.

Brisighella, oltre a vantare numerose testimonianze artistiche che si sono andate costruendo nel corso dei secoli, eccelle anche per la ricchezza dei suoi prodotti gastronomici legati a un territorio in gran parte integro ed ecologicamente intatto. Un prodotto principale è l’olio extravergine di oliva “Brisighello” DOP. Tipico della zona dei calanchi è il carciofo Moretto, poi vi sono i formaggi stagionati nelle grotte di gesso e la carne di Mora Romagnola, un’antica razza suina autoctona. Sono di altissima qualità anche i vini prodotti dai tipici vitigni autoctoni come il Sangiovese DOC e l’Albana di Romagna DOCG. E non si può tralasciare un prodotto tipico di tutta la Romagna, la fragrante piadina farcita con il formaggio Squacquerone e con saporiti salumi.

di Giovanna Turchi Vismara – Foto Enza Bettelli

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