Turismo nazionale e internazionale

Nell’ultra millenaria e fiabesca Cina: Shanghai, la metropoli delle meraviglie

La più popolata città del pianeta, con oltre 27 milioni di abitanti e la biciletta come mezzo privilegiato: un enorme, ininterrotto sciame e un autentico spettacolo per il fruscio delle ruote e il tintinnio dei campanelli.

Quando si parla della Cina affiorano nella memoria le reminiscenze scolastiche, particolarmente quelle legate al “Milione ” di Marco Polo, autore di un eccezionale diario di viaggio, del 1373, corredato da carte geografiche, etnografiche, con minuziose descrizioni di usi costumi, tradizioni, arte, cultura, lingua e religioni dell’immenso territorio asiatico, allora conosciuto come Khatai. La straordinaria affermazione della civiltà cinese, fondata sulla sacralità del culto della memoria, si deve alla capacità di sviluppo delle nuove tecnologie determinate dalla rivoluzione industriale e sociale nella prima metà del secolo scorso. Un esempio eloquente, per certi aspetti stupefacente, è rappresentato da Shanghai, la più popolata città del pianeta, con oltre 27 milioni di abitanti: (erano 13 milioni e 300 mila nel censimento del 1990) e li vedi e li senti. Nonostante l’efficienza dei trasporti sotterranei e di superficie, il mezzo privilegiato da milioni di cittadini è la bicicletta. E’ un autentico spettacolo l’enorme, ininterrotto sciame, lento e persino armonioso per il fruscio delle ruote e il tintinnio dei campanelli. Nel fiume di bici e di pedoni di Shanghai galleggiano molti bus (tutti con la pubblicità sulle fiancate), molti taxi e, cosa impensabile nella Cina Popolare di qualche anno fa, moltissime auto private, addirittura Ferrari e Maserati, che suscitano capannelli di stupore. Anche questo è un segnale del grande balzo in avanti spiccato da Shanghai, forse non in sintonia con quello indicato dal “grande Timoniere”, per lo sviluppo economico della “sua” Cina Popolare.
Secondo i progetti governativi, Shanghai, entro la seconda decade del Duemila, sarà il maggior centro finanziario, bancario e commerciale del mondo, come la “Grande Mela” degli USA. Utopia? Intanto la città si è aperta al consumismo e al grande capitale internazionale. Stanno avendo fortuna altri simboli del lusso o semplicemente del modo di vivere all’occidentale. Lungo Nanjing Lu, la strada più trafficata, ma anche la più elegante, si trovano prodotti occidentali e giapponesi accanto a quelli tipici locali, in particolare la splendida seta. Nei grandi magazzini, super affollati, hanno fatto la loro inevitabile comparsa anche i telefoni cellulari. Da segnalare, tra le curiosità, la ricomparsa dei rivenditori di animali domestici, attività, fino a qualche anno fa, severamente proibita e pesantemente sanzionata, così come il semplice possesso da parte di chiunque.

Le origini del miracolo economico.
Chi conosce la storia degli anni ’30, afferma che la Shanghai di oggi ricorda molto quella d’allora, quando era un porto franco per le cosiddette “concessioni internazionali”, vere e proprie enclave straniere (di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti). Anche l’Italia ne ebbe una, dal 1902 al 1945: non a Shanghai, ma a Tientsin, che la traslitterazione d’oggi, il sistema pinyin, vuole sia Tianjin.
Le “concessioni” erano in pratica quartieri che godevano d’una extraterritorialità non formale, bensì di fatto, costituendo il polo attorno al quale ruotavano sia il ricchissimo asse commerciale sia la vita mondana, che le cronache dipingevano frivola e corrotta. Oggi a Shanghai ci sono, come allora, animazione e vita e si vedono i segni, ancora erratici ma inconfondibili, di ricchezza. Non c’è più il senso di “colonia”, status al quale le “concessioni” fatalmente condannavano la città. La riva sinistra del fiume Huangpu è costeggiata dallo Zhongshan, cioè dal Bund, il viale dove si affacciano i palazzi dell’epoca coloniale, forse l’arteria più famosa dell’Estremo Oriente. Bund vuol dire argine, terrapieno, è una parola hindi, probabilmente importata dai Britannici. Le vaste terrazze che danno sul fiume e i palazzi di stile eterogeneo, ma tutti trasudanti di capitalismo ottocentesco, mantengono al Bund un volto occidentale.

La City della finanza: la scalata al cielo.
Di fronte al Bund, sulla riva destra dello Huangpu, sorge Pudong. E’ il nuovo quartiere finanziario-industriale, parchi tecnologici, grandi spazi verdi, complessi di abitazioni e uffici. Sovrasta Pudong la Shanghai Tower, alta 632 metri, è il grattacielo più alto della Cina e il secondo al mondo. Lo Shanghai World Financial Center, alto 492 metri, è il secondo grattacielo più alto della Cina e il sesto al mondo; segue la Jin Mao Tower, alta 421 metri, è il terzo grattacielo più alto della città. Infine, la Oriental Pearl Tower, alta 468 metri, è un altro simbolo della metropoli ed è la quarta torre più alta al mondo. Lo Huangpu finisce col gettarsi nel canale più meridionale, l’unico navigabile da bastimenti di grande pescaggio dalla foce del Chang Jiang, il fiume forse più noto col vecchio nome Yangtze (Fiume Azzurro). E per questa via che, ancora oggi, le navi raggiungono Shanghai.

Il fascino di un immenso mare.
Ancora oggi arrivare via mare nelle ore dell’alba è uno spettacolo. Ma ormai esiste solo l’aereo e gli orari non sono trattabili. Non rimane che spendere circa 5 euro per prendere un battello all’imbarcadero del Bund e farsi una mini crociera sullo Huangpu. Le acque sono irrimediabilmente giallastre, ma il resto vale senza dubbio l’alzataccia mattutina.

L’incanto dell’arte.
Da non perdere, oltre al Bund, il Giardino del Mandarino, risalente alla metà del XVI secolo che è stato restaurato negli anni 60. Di notevole interesse il Museo di Shanghai: bronzi, ceramiche, porcellane e pitture. Sosta obbligata anche allo YufoSi, o tempio di Buddha, di giada dal curioso colore, una via di mezzo tra il giallo e il rossastro.

La Venezia sulle orme di Marco Polo.
A 85 chilometri di distanza c’è Suzhou: per i numerosi canali che l’attraversano e per i suoi ponti. Marco Polo la definì la “Venezia d’Oriente”, ma è anche conosciuta come la Città Giardino, ben 150 quelli aperti al pubblico.

Una rete di trasporti da primato.
Il sistema di trasporto rapido di Shanghai, costituito dalla metropolitana, incorpora le linee ferroviarie di superficie e si estende a ogni distretto urbano così come ai limitrofi quartieri periferici. Al 2019 vi erano 12 linee della metropolitana, 273 stazioni e più di 420 km di binari in esercizio (la terza rete più lunga al mondo). Da ricordare il viaggio sul treno Maglev (Transrapid) che raggiunge una velocità massima di 431 km in uscita dal Shanghai Pudong International Airport per la città.

Le escursioni.

Da Shanghai, un’escursione nello Xinjiang non dovrebbe mancare. Con frequenti e comodi voli si raggiunge Urumqi, la capitale. Da Urumqi ci si sposta a Turfan, un’oasi con il Lago Aydingkol a 80 metri sotto il livello del mare, la più profonda depressione della Cina. Da qui si potranno visitare anche le Bozikeli Qianfo Dong, le Grotte dei Mille Buddha, costituite da un tempio e da un monastero molto antichi scavati sul fianco delle montagne Huo Yan Shan, conosciute come “Montagne Fiammeggianti” e così chiamate perché la pietra argillosa che le compone assume al tramonto una sfumatura rosso fuoco. Al centro della valle si trova il termometro più grande del mondo, dove la temperatura oscilla tutti i giorni dai 50 ai 58 gradi centigradi. La visita prosegue con l’Emin Ta, il Minareto a Eminhoja, costruito nel 1778, in stile afgano, per commemorare un comandante militare che soppresse la ribellione di un gruppo di aristocratici. A conclusione il Karez, un caratteristico sistema di irrigazione.

Lo spettacolo della natura.
Il giorno seguente la destinazione è la Riserva Naturale Kanas, Situata in Burqin County di Altay, città all’interno della Regione autonoma del Xinjiang Uygur, confina con il Kazakistan, la Russia e la Mongolia.
La Riserva Naturale di Kanas vanta uno straordinario ecosistema generato da laghi, fiumi, ghiacciai, foreste e praterie. Kanas, che significa “ricco e bellezza, misteriosa ed enigmatica” in mongolo, potrebbe essere la località più affascinante nel nord del Xinjiang. Il clou della riserva naturale è il Lago Kanas, proveniente dall’omonimo ghiacciaio, si trova a 1.375 metri di altezza sopra il livello del mare e si estende su una superficie di 45.73 chilometri quadrati (11.300 acri). Il colore del lago varia a seconda delle stagioni e del tempo, come una perla che brilla a volte è blu, a volte verde, mentre altri periodi è bianco come il latte. Questi colori sono l’effetto del territorio ricco di caolino. Continuando il percorso, il fiume Kanas attraversa la città di Altay e le montagne per circa 125 chilometri (77,7 miglia).
Imperdibile il tramonto delle “Montagne Lucenti”, situate nella parte più settentrionale del Xinjiang. Il suo capoluogo, Burqin Town, è alla confluenza dei fiumi Irtysh e del suo affluente di destra Burqin. La maggior parte della contea è all’interno del bacino del fiume Burqin, che raggiunge, nei monti Altay, al confine dello Xinjiang con la Mongolia e la Russia. Un luogo che vi permetterà di trascorrere 1 o 2 giorni e visitare i villaggi circostanti per osservare, in prima persona, come i residenti si intrecciano con la natura.

Testo e foto di Jimmy Pessina

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