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Il 21 marzo è la Giornata internazionale delle Foreste

In crescita aree naturali in maniera sostenibile, aziende di trasformazione di legno e carta certificate e tendenze green. Boschi e foreste le “miniere verdi” dell’umanità.

Il 21 marzo, inizio della Primavera, celebra anche la Giornata internazionale delle Foreste istituita nel 2012 dall’Assemblea Generale dell’ONU per sottolineare e tutelare il legame fondamentale dell’uomo con boschi e foreste.

Tema di quest’anno è il ‘Ripristino delle foreste: un percorso per il recupero e il benessere’.

Introdotto con l’Atto unico europeo del 1987, la prima base giuridica in tema di politica ambientale è a salvaguardia della qualità dell’ambiente, protezione della salute umana e garanzia di un uso razionale delle risorse naturali. Da allora, e successive revisioni dei trattati internazionali hanno rafforzato l’impegno di tutti i Paesi per tutela ambientale, lotta ai cambiamenti climatici, promozione di sviluppo sostenibile.

Oggi ambiente e sostenibilità sono le parole chiave a beneficio del benessere e della salute delle generazioni attuali e future. Non a caso, di pari passo sono sorti anche movimenti ed associazioni che promuovono il recupero del benessere psico-fisico e mentale attraverso esperienze capaci di aumentare la capacità percettiva e di instaurare un legame sano e terapeutico dell’uomo con la natura, coinvolgendo tutti i 5 sensi.

Fusine, Friuli Venezia Giulia, credit Alessandro Michelazzi

Il Turismo all’aria aperta è il segmento che, malgrado emergenza sanitaria e lockdown, non ha subito perdite ma, anzi, ha registrato incremento di domande, come sport e percorsi dedicati alla natura per mountain-bike, trekking, green walking, passeggiate a piedi scalzi, corsi di meditazione, terapie con abbraccio degli alberi e forest bathing, l’ultima delle tendenze green, per entrare in sintonia con energia e silenzi del bosco e liberarsi dallo stress urbano. Senza dimenticare il foraging, pratica di tendenza che si basa sulla raccolta delle erbe selvatiche nel loro ambiente naturale per impiegarle nella preparazione di piatti sani e gustosi, come facevano un tempo gli abitanti dei villaggi montani.

Foreste, montagne ed, in generale, natura rappresentano alcune delle aree biologiche più ricche della terra e sono l’habitat di oltre l’80% di tutte le specie terrestri di animali, piante ed insetti. Prendersene cura, oltre a ridurre gli effetti di cambiamenti climatici e di catastrofi naturali, significa pensare che forniscono cibo, materie prime rinnovabili e mezzi di sussistenza non solo agli animali ma anche ad almeno 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo.

Le previsioni di crescita delle aree boschive certificate in Italia degli ultimi anni sono confortanti. Lo scorso anno, malgrado il lockdown, si è registrato un aumento a 889.032,60 di ettari di foreste e di 7.031,78 ettari di pioppeti (+8.000 ettari rispetto al 2019), a conferma del crescente interesse collettivo verso sostenibilità e ricerca di garanzie sulla provenienza legale e sostenibile dei prodotti di origine forestale come legno e carta.

Tanto emerge dal Rapporto Annuale del PEFC Italia, associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale che, quest’anno festeggia il suo ventennale di attività in Italia.

Montagne Tarvisiano, Friuli Venezia Giulia, credit Carlo Spaliviero

La superficie forestale certificata più estesa è quella del Trentino Alto-Adige con 555.997,96 ettari, considerando quelli curati dal Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano e l’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini – AR Trentino e dalla Magnifica Comunità di Fiemme nella provincia di Trento.

Al secondo posto si conferma il Friuli Venezia Giulia, con 92.016,30 ettari, di cui la maggior parte gestiti da UNCEM FVG, un grande patrimonio di ambienti naturali e biodiversità, differenziati a seconda delle varietà, del suolo, del clima, dell’altitudine, che occupa oltre il 35 per cento del territorio regionale.

Al terzo posto, il Veneto con 74.360,43 ettari. A seguire ci sono le superficie forestali certificate di Lombardia, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Basilicata, Marche e Umbria.

In crescita anche le aziende di trasformazione di legno e carta certificate (1.179), tra cui molte PMI, parte fondamentale del tessuto produttivo italiano. La maggior parte delle aziende con certificazione di tracciabilità (Catena di Custodia) si trova al Nord (970). Il primato spetta al Veneto, con 260 aziende, cui segue la Lombardia (202), Trentino Alto Adige (188) e il Friuli Venezia Giulia (139). Al Centro sono 161 e si concentrano soprattutto in Toscana (55) e Lazio (40), mentre al Sud sono 48, di cui ben 33 in Campania.

La percezione è che il legno -certificato- avrà un ruolo di primo piano nell’economia post-pandemia, con la necessità di ridurre fortemente le emissioni e sostituire materie prime e energie fossili.

di Carmen Guerriero

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