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Giovedi Santo, a Napoli è Zuppa di cozze.

Antica tradizione gastronomica napoletana, la zuppa di cozze più che un piatto, è un’antico rituale immancabile sulle tavole del Giovedi Santo.

Oggi, 1 Aprile, il calendario romano della Chiesa cattolica celebra il Giovedi Santo, in latino Feria Quinta in Cena Domini, il giorno che chiude la Quaresima ed apre le celebrazioni religiose della Settimana Santa, culminanti con la Domenica di Pasqua.

I veti imposti dalla pandemia, purtroppo, quest’anno non consentiranno il naturale svolgimento degli usuali riti religiosi, tra cui la tradizionale “Lavanda dei piedi” e l’attesa Via Crucis del Venerdi Santo.

Come in tutte le cose, però, sacro e profano sono sempre espressione della stessa realtà, Giano bifronte. L’altro volto del Giovedi Santo è legato alle tradizioni gastronomiche popolari di ogni Regione d’Italia, perpetrate attraverso la cucina semplice di casa di ogni famiglia.

In Campania, il Giovedi Santo è legato alla zuppa di cozze, una ghiotta specialità a base di cozze, polpo verace, concentrato di pomodoro, olio evo, aglio e peperoncino piccante, servita con larghe fette di pane tostato. Più che un piatto, è un’antico rituale che proprio non può mancare sulle tavole partenopee!

L’origine di questa tradizione è molto antica e risale addirittura alla corte dei Borbone del ‘700, su impulso di Padre domenicano Gregorio Maria Rocco, che soleva ammonire Ferdinando I di Borbone, Re delle Due Sicilie, detto anche Re Nasone, di evitare gli eccessi di gola prima della santa Pasqua.

La figura di questo monarca è davvero emblematica. Poco ligio ai clichè di Corte e, anche per questo, molto amato dal suo popolo, Re Ferdinando ha fatto “epoca”, divenendo, inconsapevolmente, con i propri gusti, un riferimento fondamentale per la storia e la tradizione della cucina napoletana e siciliana, con un vero e proprio rinascimento gastronomico italiano.

Ancora oggi, i piatti della sua corte rappresentano punti fermi non solo dell’aristocratica cucina napoletana e palermitana, ma di quella italiana, caratterizzata da grande qualità, complessità, creatività, un incredibile mix tra cultura gastronomica francese e quella locale, da cui prese vita la celebre cucina creativa dei Monzù.

Senza contare che l’attuale forchetta, a quattro rebbi, è un’invenzione dovuta a Re Ferdinando di Borbone, che, nell’intento di compiacere l’altezzosa moglie Maria Carolina d’Austria, tredicesima figlia di Maria Teresa D’Asburgo, che odiava veder mangiare gli spaghetti con le mani, incaricò il suo ciambellano, l’esperto spadaccino Gennaro Spadaccini, di costruire una forchetta adatta all’uso. Quella che usiamo oggi!

Fatte queste dovute premesse, la zuppa di cozze, “cozzeche dint’à connola”, è uno dei piatti elaborati dallo stesso Re Ferdinando per raggirare il veto del Giovedi Santo imposto da Padre Rocco e per soddisfare la propria golosità. Pare, infatti che il Re fosse ghiotto di cozze, tanto da disporne, con l’occasione, la cadenza annuale generale, anche se, di fatto, i poveri erano costretti a sostituire le cozze con le lumache, più alla portata e di facile reperibilità.

CG

(in copertina, zuppa di cozze Elena De Vita)

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