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Villa Barberini, una vigna sperimentale per l’’uva pantastica” di Plinio il Vecchio

L'iniziativa del ParCo per portare alla luce l'antico vitigno autoctono del Lazio, tra i vini di eccellenza in epoca romana.

La coltivazione dell’uva e la produzione di vino sono state sempre attività precipue dei popoli del mediterraneo. In Italia, i Romani furono straordinari viticoltori. Tanto rivelano gli studi di ricerca storica ed archeologica impegnati a riportare alla luce antichi vitigni autoctoni dei vini di eccellenza di quell’epoca.

E’ il dotto Plinio il Vecchio, nel suo trattato naturalistico in forma enciclopedica Naturalis Historia ad indicare un antico vitigno autoctono, molto apprezzato, chiamato “uva pantastica”, individuata nel vitigno Bellone, noto anche con i termini “Cacchione” e “Arciprete”, coltivato nell’areale della provincia di Roma e di Latina, a base dei vini bianchi della denominazione Roma Bellone DOC.

Gli scavi condotti nella “Vigna Barberini”, estesa area verde sul Colle Palatino nel Parco archeologico del Colosseo, a Roma, dal XVII secolo proprietà agricola dell’omonima nobile famiglia romana dei Barberini, hanno evidenziato tracce archeologiche di trincee della coltivazione della vite, filari e anche ad alberello per la vite così detta “maritata”.

Da qui l’idea di impiantare un piccolo vigneto sperimentale, come insistente un tempo, sulla scorta dei documenti storici della toponomastica delle aree chiamate “vigna”, nel senso più esteso del termine, ovvero orti.

L’iniziativa rientra nell’ampio progetto del Parco archeologico del Colosseo, “Parco Green”, che mira a ridurre l’impatto ambientale, quindi diminuire l’inquinamento, conservare ecosistema e biodiversità, promuovendo un modo di vivere più “in accordo” con l’ambiente naturale, utilizzandone le risorse in maniera corretta e senza danneggiarlo.

Un’area di 40 ettari (considerando solo il territorio del Foro Romano e del Palatino) nel cuore della città di Roma, ecosistema in cui la vegetazione spontanea, tipica dell’area mediterranea, convive con i grandi alberi piantati negli ultimi secoli, allo scopo di far rivivere lo spirito dei giardini imperiali e dei rinascimentali Horti Farnesiani, habitat di una nutrita fauna di piccoli mammiferi, rettili, insetti ed uccelli.

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