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Simposio Internazionale della Fragola. Dopo 33 anni l’Italia torna ad ospitare la manifestazione scientifica sulle fragole più importante del mondo

Presentato oggi al pubblico italiano il Simposio Internazionale della Fragola, appuntamento scientifico prestigioso, di rilevanza mondiale organizzato dal CREA e dall’Università Politecnica delle Marche che si svolgerà on line dall’1 al 5 maggio prossimi.

Dopo oltre trentanni, ritorna in Italia uno degli appuntamenti scientifici più prestigiosi. Viene presentato oggi al pubblico italiano, nel corso di un webinar, il Simposio Internazionale della Fragola, organizzato dal CREA e dall’Università Politecnica delle Marche che si svolgerà on line dall’1 al 5 maggio prossimi. 15 sessioni in plenaria, oltre 30 in parallelo, 120 presentazioni orali e 180 posters: sono solo alcuni dei numeri dell’evento totalmente virtuale (potrà essere seguita sulla piattaforma creata ad hoc per il congresso, disponibile on-demand per 12 mesi https://www.webiss2021.com/ ) che intende essere il punto d’incontro tra l’aspetto accademico/scientifico e quello industriale delle fragole su scala internazionale.

“Il Simposio è nato in Italia, a Cesena, nel 1988 anche grazie all’iniziativa di Walther Faedi, già direttore dell’Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Forlì, oggi CREA, e sono davvero felice di vederlo tornare – spiega il presidente CREA Carlo Gaudio nel suo intervento introduttivo – nel frattempo il patrimonio CREA relativo alla fragola si è sempre più consolidato:  delle oltre 40 varietà ottenute, alcune hanno avuto un ruolo significativo nella fragolicoltura, non solo nazionale. Il CREA è focalizzato attualmente sul carattere della rifiorenza della pianta e dell’aromaticità del frutto, come dimostra una recente varietà (in sigla: CRAPO135), che richiama la preziosa fragolina di bosco”.

fragoline di bosco (credit Pixabay)

I Temi più caldi del Simposio verteranno su:

  • innovazione varietale
  • biotecnologie
  • genetica
  • tecniche di coltivazione
  • difesa
  • cambiamenti climatici
  • benefici per la salute del consumatore

Interverranno, tra gli altri, gli organizzatori della manifestazione – Gianluca Baruzzi, CREA Olivicoltura Frutticoltura e Agrumicoltura, Maurizio Battino e Bruno Mezzetti, Università Politecnica delle Marche – poi lo scienziato Yuntao Zhang (Beijing, Academy of Forestry and Pomology Science) e Lorenzo Gonzo, Science and Technology Attaché presso il Consolato Generale d’Italia in Chongqing nonché una nutrita rappresentanza di aziende italiane.

Quest’anno, inoltre, il Simposio darà l’opportunità di conoscere la fragola italiana, da nord a sud, con la possibilità di visualizzare sulla piattaforma on-line i tour delle diverse aziende. Saranno affrontati tutti i temi “caldi” della ricerca: dall’impatto dei cambiamenti climatici alle tecniche di coltivazione, dall’innovazione varietale alla genetica e alle biotecnologie fino ai benefici salutistici per il consumatore. L’approccio sarà non solo teorico, ma anche pratico, attraverso la giornata tecnica  e la “Berry School”.

“Accolgo con grande favore – dichiara il Sottosegretario Mipaaf Francesco Battistoni – il ritorno in Italia del simposio internazionale della fragola. A distanza di trent’anni, grazie all’iniziativa del CREA e dell’Università Politecnica delle Marche, il nostro Paese tornerà ad ospitare la manifestazione scientifica sulle fragole più importante del mondo. Seppur in forma virtuale, saremo protagonisti di un momento di confronto e di incontro dal valore indiscusso. Considerata la vetrina di primissimo piano, quale quella del Simposio, per il nostro territorio ed i suoi prodotti sarà un’opportunità storica: sapremo farci trovare pronti”.

Quasi 800 le iscrizioni, provenienti da tutto il mondo, con un vero e proprio boom – circa 300 – registrato in Cina. Insomma, sarà un’utile occasione per fare il punto, a livello nazionale e globale, sul frutto che si coltiva dall’Equatore ai Poli, in un’ottica di innovazione e di proficua cooperazione, come ha precisato il  Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano nel suo saluto: “La ricerca scientifica sul settore agroalimentare è una tradizionale eccellenza dell’Italia cui come Farnesina dedichiamo costante attenzione, stringendo accordi di cooperazione scientifica in tutto il mondo. Inoltre, la produzione agroalimentare si alimenta di ricerca scientifica e quella italiana è anche per questo tra le più sostenibili al mondo!”

Origine e proprietà della FRAGOLA

fragole (credit Pixabay)

Fino al XVII secolo in Europa venivano coltivate piante di specie selvatiche autoctone come la fragolina di bosco, diploide (Fragaria vesca) evocata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Molto apprezzata già al tempo dei Romani per il suo intenso profumo, la fragola era considerata afrodisiaca e posta al centro della celebrazione in onore di Adone. Secondo una leggenda, quando questi morì, Venere pianse copiose lacrime che, a terra, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le fragole. La fama di “frutto del cuore” attraversò anche il Medioevo fino alla corte francese del re Sole, dove la fragola era al centro anche di giochi amorosi, tanto da ordinare ai botanici una sperimentazione di speciali varietà che fiorissero tutto l’anno per i giardini di Versailles.
Fu così che nel 1766 che in Francia, incrociando due specie selvatiche americane, introdotte dall’America del Nord e dal Cile, nacque la fragola “grossa“, quella che conosciamo e comunemente consumiamo, un’ibrido ottoploide Fragaria x ananassa, a cui appartengono tutte le cultivar attualmente diffuse.

Amata per il suo sapore dolce e gradevole, la fragola possiede moltissime virtù salutari, prima tra tutte l’altissimo potere antiossidante, 20 volte superiore a quello di altri alimenti nonchè un ricco contenuto di vitamina C, essenziale per il nostro sistema immunitario, soprattutto nella stagione primaverile e di folati, vitamine del gruppo B, che ci proteggono da malattie cardiovascolari e riducono il rischio di molte patologie congenite. Inoltre, la fragola è ricchissima di calcio, ferro e magnesio, ideale per chi soffre di reumatismi e malattie da raffreddamento, oltre che per combattere il colesterolo, nonchè rinfrescante, diuretica, depurativa e disintossicante. Contiene anche xilitolo, sostanza dolce che previene la formazione della placca dentale e dell’alito cattivo.

IL CONTRIBUTO DEL CREA ALLA RICERCA SULLA FRAGOLA

fragole (credit Pixabay)

A partire dalla fine degli anni ‘70, il CREA ha selezionato oltre 40 varietà di fragola da diverse attività di miglioramento genetico, svolte in gran parte in collaborazione con altri enti pubblici e strutture private. Alcune di queste hanno avuto un ruolo significativo nella fragolicoltura, non solo nazionale, come le varietà inizio anni ‘80 – in particolare Addie, Cesena e Dana – che hanno completamente rinnovato lo standard produttivo, in termini di resistenza della pianta ai patogeni dell’apparato radicale e soprattutto di pezzatura del frutto, divenendo presto le varietà più coltivate del Nord Italia, con aumento di pezzatura e significativo abbassamento dei costi di produzione per via del miglioramento della resa di raccolta. I programmi del CREA sono focalizzati attualmente sul carattere della rifiorenza della pianta e dell’aromaticità del frutto. Su quest’ultimo aspetto è stata appena diffusa una recente varietà (in sigla: CRAPO 135), caratterizzata da uno spiccato aroma che richiama quello della preziosa fragolina di bosco, derivante da un complesso lavoro di successivi “re-incroci”.

fragole (credit Pixabay)

LA FRAGOLA IN ITALIA

  1. Superficie coltivata In Italia, nel 2021, si stima una superficie, coltivata in impianti in coltura specializzata, pari a 3.900 ettari, corrispondente ad una crescita del 9%, rispetto allo scorso anno (3.640 ettari). Tale stima riguarda sia gli investimenti in serra che in pieno campo (CSO Italy). La distribuzione a livello regionale vede un aumento al Sud degli ettari coltivati, che sale da 2.000 a 2.500 ettari negli ultimi 10 anni, rappresentando il 65% circa del totale della superficie coltivata. In contrapposizione il Nord, che scende, nello stesso periodo, da 1.100 a 900 ettari.
  1. Produzione Secondo i dati ISTAT, nel 2019, la produzione di fragole in serra in Italia è di 94.247 tonnellate

Dal 2000, la produzione totale di fragole nel nostro Paese è diminuita. In questo lasso di tempo si sono potuti osservare due trend: la produzione in serra è mediamente cresciuta dall’inizio del millennio, mentre quella in campo aperto ha registrato un forte decremento nei primi anni 2000, con un’erosione delle produzioni abbastanza costante.

  1. Regioni maggiori produttrici Sempre secondo le stime CSO ITALY, la Basilicata e la Campania si confermano come principali bacini produttivi e trainanti della produzione, coprendo il 50% del totale Italia. Ne emerge un’Italia divisa a metà, fra Nord e Sud, dove in Basilicata, si conferma l’incremento della superficie, stimato in circa 160 ettari, per un’estensione della coltura di circa 1.000 ettari. Lo stesso dicasi per la Campania, che ha registrato un aumento della superficie pari a circa 60 ettari (+ 6%), per un totale, anche in questa Regione, di 1.000 ettari circa.
  1. Varietà più interessanti In Basilicata si stima che, nel 2021, vi sia un calo degli impianti di Candonga®Sabrosa*, varietà che rimane comunque la maggiormente coltivata; al contrario, cresce la coltivazione della nuova varietà Rossetta®NSG120*, segue la varietà Melissa*. Queste 3 varietà, nel loro insieme, costituiscono circa l’85% della fragolicoltura della regione. In Campania, le prime due varietà, Melissa* e Sabrina*, rappresentano oltre il 60 % degli impianti.

Per quanto riguarda, invece, le varietà coltivate nelle regioni del Nord, in Emilia-Romagna, ad esempio, in base a dati forniti dai vivaisti, la varietà più impiantata e in crescita è Sibilla*, seguita da Brilla* e Joly*, Clery* e Aprica*.

In Veneto, la varietà maggiormente impiantata è Aprica* (16%), seguita da Garda* e Agnese*, (rispettivamente 11% e 10%) e Antea* (8%).

LA FRAGOLA NEL MONDO

Superficie Coltivata Secondo i dati FAO, la superficie coltivata a livello mondiale nel 2019 è stata di oltre 396.000 ettari, cresciuta del 22% dal 2008 (oltre 325.000 ettari)

Produzione La fragola continua la sua ascesa nelle produzioni e nei consumi a livello mondiale. Secondo i dati FAO, la produzione nel 2019 si attesta ad oltre 8.885.000 tonnellate, confermando un trend di crescita esponenziale, che nel decennio 2008-2019 è stato del 45% circa.  Ciò denota un aumento delle rese dovuto sia all’innovazione varietale sia al miglioramento della tecnica colturale.

Maggiori Paesi Produttori A Livello Mondiale

Secondo i dati Faostat, la Cina si conferma anche nel 2019, il primo produttore mondiale con i suoi oltre 3,2 milioni di tonnellate e oltre 125.000 ettari di superficie coltivata, staccando di molto il secondo produttore mondiale, gli Stati Uniti, che raggiungono 1,021 milioni di tonnellate e oltre 18.000 ettari. La Cina e gli Stati Uniti d’America producono insieme circa il 60% del totale mondiale. Scorrendo la classifica troviamo poi il Messico al terzo posto con oltre 861.000 tonnellate di produzione e 16.000 ettari di superficie coltivata. A seguire, Egitto (460mila ton e oltre 11.700 ettari coltivati) e Turchia (486mila ton e 16.000 ettari coltivati). Il primo produttore europeo è sesto ed è la Spagna (352mila ton e 7200 ettari coltivati), che detiene da decenni il primato di produzione, mentre per trovare l’Italia bisogna scendere al 13 posto.

 

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