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RIAPERTURE, “RISTORANTI, AGRITURISMI, BAR” MOTORI DI RIPRESA ECONOMICA DEL VINO ITALIANO

Nell'ultimo anno, crollo del 20% del consumo di vino italiano all’estero

Lunedì 26 aprile entrerà in vigore decreto-legge che introduce misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19. Nella zona gialla saranno consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, a pranzo e a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti in vigore. Resterà consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati. Lo stato di emergenza è prorogato fino al 31 luglio. Il coprifuoco, per il momento, è confermato alle ore 22.

Secondo una recente stima diffusa da Coldiretti in occasione dell’incontro on line “Il mercato del vino dopo un anno di pandemia”, la riapertura di ristoranti, bar e agriturismi vale 2,5 miliardi per il vino italiano, primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy dal fatturato di 11 miliardi di euro, più penalizzato dall’emergenza Covid, con il canale della ristorazione che rappresenta il primo mercato di sbocco.

Nell’incontro, promosso da Coldiretti e dal Comitato di supporto alle politiche di Mercato del vino, nel tracciare il bilancio degli effetti del Covid sul Vigneto Italia, è emerso che il via alla ripresa delle attività di ristoranti, bar e agriturismi, che riguarda un locale su due, ha un impatto rilevante dal punto di vista economico per il settore vitivinicolo poiché interessa soprattutto i prodotti a maggior valore aggiunto come i 526 vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, che rappresentano il 70% della produzione nazionale e che sono stati proprio i più penalizzati dalla pandemia.

Stando ad un’analisi Coldiretti su dati Ismea, seppure i consumi domestici abbiano, durante i vari lockdown, fatto registrare una crescita degli acquisti di vino e spumanti rispettivamente dell’8,3% e del 7,5% nel 2020 rispetto all’anno precedente ed un boom di quelli on line dell’e-commerce, più che raddoppiate nel 2020 (+105%), rispetto al 2019, sulla base di un’elaborazione Coldiretti su dati Wine Monitor Nomisma, a causa dei lockdown e delle misure di restrizione disposte dai vari Dpcm, dall’inizio della pandemia sono rimasti invenduti oltre 220 milioni di bottiglie. Il risultato, secondo stime della Coldiretti, è che più di 2 aziende vitivinicole su 3 hanno registrato una perdita di fatturato nel 2020, con punte superiori al 30% rispetto all’anno precedente.

La perdita non coinvolge solo aziende e produttori, ma anche l’ampio comparto produttivo- stimato in opportunità per 1,3 milioni di persone – impegnato non soltanto in campi, cantine e distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse varie, come: industria vetraria, tappi, trasporti, bioenergie, accessori, cavatappi, vivai, imballaggi, enoturismo, cosmetica fino al mercato del benessere.

A tanto – rileva Coldiretti-rischia di aggiungersi anche il crollo della produzione a partire dalla prossima vendemmia causato dal maltempo e dal gelo, con un calo generale stimato pari a 2,5 miliardi di litri. Le vigne Made in Italy da Nord a Sud della Penisola sono state duramente colpite dal freddo fuori stagione, con le gelate tardive che hanno compromesso almeno il 10% della produzione.

Ma è all’estero che, secondo le stime Coldiretti, si registra un drammatico crollo del consumo di vino italiano, con un calo del 20% nelle esportazioni nel 2021.  

Un minimo storico da oltre 30 anni che – sottolinea la Coldiretti – ha stravolto i mercati mondiali, tra le limitazioni imposte agli scambi commerciali e le chiusure generalizzate dei ristoranti che hanno interessato un po’ tutti i principali mercati di sbocco. L’Italia è il principale esportatore mondiale di vino con la maggior parte della produzione nazionale che viene consumata all’estero. Il trend preoccupante è determinato dagli Stati Uniti che – rileva la Coldiretti – sono il primo mercato di riferimento per il vino italiano, dove gli acquisti si sono ridotti del 22% in quantità. Ma la pandemia si è fatta sentire anche in Germania, secondo acquirente a livello mondiale per le bottiglie tricolori, dove si registra una diminuzione del 24%, mentre in Gran Bretagna, terza piazza per importanza, si conta una diminuzione del 33%, qui determinata anche dagli effetti della Brexit, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat a gennaio. Calo a doppia cifra anche in Francia dove le vendite si sono ridotte di oltre un terzo (-35%).

La riduzione dei flussi turistici e le chiusure della ristorazione hanno, infatti, modificato – sottolinea la Coldiretti – la mappa mondiale dei consumi di vino, con il Portogallo al primo posto con 51,9 litri pro capite durante l’anno, seguito dall’Italia con 46,6 litri, dalla Francia con 46 litri, Svizzera con 35,7 litri e Austria con 29,9 litri. L’impatto – continua la Coldiretti – è evidente nel commercio internazionale di vino che crolla in valore del 6,7% per un importo totale di 29,6 miliardi con le predite più pesanti che colpiscono gli spumanti (-15%) il cui consumo è spesso legato ai festeggiamenti, venuti a mancare nel tempo del Covid.

L’Italia – rileva la Coldiretti – si conferma comunque primo produttore mondiale con 49,1 milioni di ettolitri ed anche primo esportatore sia nei vini fermi che spumanti con un totale di 20,8 milioni di ettolitri davanti alla Spagna con 20,2 e alla Francia con 13,8.

“Va rafforzata la promozione del vino made in Italy sui mercati internazionali per cogliere in pieno la ripartenza e non perdere quote di mercato. Ma più di tutto stiamo sostenendo, nel pieno rispetto delle regole di prevenzione, la ripartenza della ristorazione e del canale Horeca che per i vini più pregiati è l’unica misura veramente utile” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nelle scorse settimane abbiamo inoltre richiesto l’attivazione delle misure straordinarie di distillazione di crisi e stoccaggio privato dei vini”.

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