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Napoli, Santa Rita degli “impossibili”, ai quartieri spagnoli è fede di “Speranza”

Sacro e profano: alla scoperta dell'arte e della storia di "via Speranzella", tra la cinquecentesca Chiesa dell'Antica Reale Arciconfraternita del S.S. Rosario in Santa Rita alla Speranzella a Toledo, cara a Re Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina e la poesia di Salvatore di Giacomo dedicata ad "Amalia 'a Speranzella"

A Napoli, il culto di S. Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti (Roccaporena, 1381 – Cascia, 22 maggio 1457)  è un’antica fervente tradizione religiosa, intessuta di cuori, preghiere e speranze in secoli di dedizione popolare.

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, alla spalle di Piazza Carità, parallelamente alla celebre via Toledo corre una via, stretta e lunghissima, dal nome che incuriosisce: via Speranzella, ovvero della Speranza, nome riferito a S. Rita, diventata, dopo la Seconda Guerra Mondiale, compatrona della città insieme a San Gennaro.

Considerata la Santa delle cause perse o impossibili, Santa Rita della Speranzella è invocata soprattutto dalle donne che chiedono intercessione,  la “speranza”, di ottenere la grazia della maternità.

La chiesa, di proprietà dell’Antica Reale Arciconfraternita del S.S. Rosario alla Speranzella a Toledo, spiega il Superiore, cavalier Fabio Aimone, inizialmente era dedicata a Maria SS. del Rosario.

Fu fondata nel 1540 da Francisco Cuevas, medico spagnolo, che donò la propria abitazione per trasformarla in convento e dal nobile spagnolo Juan de Ciria Portocarrero. Successivamente, nel 1559, fu ceduta a donna Gerolama Colonna, vedova del duca Camillo Pignatelli di Monteleone ed, infine, nel 1585, passò nelle mani dei fratelli Fernando e Francisco Segura, dell’ordine dei Carmelitani.

Nei primi anni del XIII secolo, la chiesa fu sottoposta a numerose opere di restauro: tra il 1638 e il 1640, il grande Cosimo Fanzago lavorò all’altare maggiore, su cui è collocata una tela di Cesare Fracanzano, raffigurante la Madonna della Speranza che evoca la venuta del Salvatore del Mondo e che, dal 1810, ha dato il nome alla chiesa ed alla strada.

L’impianto centrale della chiesa ha tre cappelle laterali per lato, in cui si trovano pregevoli opere d’arte: il ritratto funebre di Andrea Guerrero y Torres, scolpito da Matteo Bottiglieri; un Sant’Antonio su tela di Giuseppe Simonelli, una Madonna del Pilar e Santi, tavola tardo-cinquencentesca di artista ignoto e una Madonna del Rosario, scultura lignea seicentesca, anch’essa senza attribuzione.

la cappella con la statua di Santa Rita, credit CG

Tanti, nei secoli, gli assidui frequentatori della chiesa, tra cui Re Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina. Domani, 22 Maggio, 18,30, nella speciale occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Rita, Mons. Acampa celebrerà una solenne Santa Messa in onore della Santa, con il coro del Regio Teatro S. Carlo di Napoli.

REALE ARCICONFRATERNITA DEL S.S. ROSARIO IN SANTA RITA ALLA SPERANZELLA A TOLEDO.
LA CHIESA APRE NEI GIORNI MARTEDI, MERCOLEDI, GIOVEDI E SABATO; DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 13:00
via Speranzella, credit CG

Napoli è fantastica terra di contrasti, dove vita e morte, gioie e dolori, sacro e profano, da sempre, convivono. Se la chiesa è famoso riferimento di culto cristiano, anche la strada– vicolo Speranzella – è ricca di aneddoti e storie di vita e crocevia di personaggi ed artisti importanti, come Giacomo Leopardi, che, nel 1837, tra questi antichi palazzi,  morì, stroncato dal colera e Salvatore Di Giacomo che, goloso di pizza fritta e, forse, ammiratore della bella proprietaria di una friggitoria del posto, addirittura le dedicò una poesia, contenuta nella raccolta Poesie e canzoni: Donn’ Amalia ‘a Speranzella, quanno frie paste crisciute, mena ll’ oro ‘int”a tiella, donn’ Amalia ‘a Speranzella (Donna Amalia alla Speranzella, quando frigge le “paste cresciuta”- le pizze- mette l’olio nella padella, donna Amalia alla Speranzella).

“Donn’Amalia ‘a Speranzella,
quanno frie paste crisciute,
mena ll’ oro ‘int’ ‘a tiella,
donn’Amalia ‘a Speranzella.
Che bellezza chillu naso
ncriccatiello e appuntutiello,
chella vocca ‘e bammeniello,
e chill’uocchie, e chella faccia
mmiezzo ‘e tìttole e ‘a vurraccia!
Pe sta femmena cianciosa
io farria qualunque cosa!…
Piscetiello addeventasse,
dint’ ‘o sciore m’avutasse,
m’afferrasse sta manella,
mme menasse ‘int’ ‘a tiella
donn’Amalia ‘a speranzella!”
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