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Agroalimentare, l’Irpinia punta su eccellenza e giovani talenti. Intervista a Francesco Acampora, presidente Coldiretti Avellino

DAQ (Distretto Agroalimentare di Qualità) “Vini d’irpinia” per la valorizzazione degli areali vitivinicoli della Provincia di Avellino. Acampora: “Se rafforziamo il vino irpino come bandiera di questa terra, riusciremo ad aprire canali commerciali anche per tutti gli altri prodotti agroalimentari”.

L’Ing. Francesco Acampora è uno dei molti giovani professionisti irpini che, dopo gli studi e varie esperienze formative, è ritornato a Fontanarosa, in provincia di Avellino, per riprendere il filo ininterrotto di famiglia- l’agricoltura – ed adoperarsi concretamente per dar “voce” alla sua terra: l’Irpinia.

Nel DAQ, anche Veronica Barbati (Az.Agricola Barbati, Roccabascerana AV) vice presidente, Ilaria Petitto (Donnachiara, Montefalcione AV), Teresa Bruno Di Petilia (az. Agricola Petilia, Altavilla Irpina (AV) e Stefano Di Marzo (Azienda Agricola Torricino Tufo (AV), nonché Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Irpinia).

Insieme a Teobaldo Acone, Ambasciatore dell’Associazione nazionale di Città del Vino, ho voluto incontrarlo per un’intervista per ASA Magazine, nel suo buen retiro di Fontanarosa (AV).

da sin. Francesco Acampora e Teobaldo Acone (credit Carmen Guerriero)

Ing. Acampora, qual’è la fotografia odierna del settore vitivinicolo in Irpinia?

In provincia di Avellino l’agricoltura costituisce il settore economico principale, con un’incidenza del 27,7%. Il comparto vitivinicolo nello specifico ha conservato negli anni una forte identità produttiva, con 6.598 ettari vitati, circa 200 aziende, migliaia di viticoltori, ben 3 vini DOCG di estrema qualità (Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino) e 19 tipologie della DOC territoriale Irpinia. L’elevata frammentazione dell’offerta e il riconoscimento del consorzio di tutela avvenuto solo di recente (nel settembre 2017), non hanno però favorito la formazione di un’immagine identitaria di un territorio tanto vocato alla viticoltura e di un brand “Irpinia” riconoscibile anche sui mercati internazionali.Il principale canale distributivo dei vini Irpini è l’Ho.Re.Ca.,fortemente condizionato dai molteplici provvedimenti di chiusura per il contenimento della pandemia da Covid-19. Contemporaneamente si registra nei primi mesi del nuovo anno anche una riduzione dell’export (-3%), dato questo in controtendenza rispetto alle esportazioni degli altri prodotti agroalimentari made in Italy. Pertanto la filiera sta vivendo un momento di sofferenza, che ha portato gli imprenditori ad avvicinarsi l’un l’altro, dando un segnale di grande compattezza e cooperazione.

I prodotti agroalimentari irpini vantano ottima reputazione sul mercato, specie dei prodotti di nicchia, tuttavia non riescono ad essere competitivi come meriterebbero. Problema di mancanza di sostegno delle Istituzione o di incapacità a far rete?

L’Irpinia è una terra capace di offrire al mercato mondiale prodotti agroalimentari di assoluta eccellenza. Sconta, purtroppo, come tutte le aree interne della Campania, un limite che può diventare un punto di forza. I prodotti di eccellenza, presidio di biodiversità, sono custoditi da aziende agricole dalle dimensioni contenute, spesso molto piccole, che inevitabilmente soffrono in competitività sul mercato. La risposta non può essere l’omologazione o la ricerca di produzioni agricole intensive, ma la costruzione di filiere e la cooperazione. Condividere percorsi, ma soprattutto la progettualità, la capacità di visione verso il futuro, è il compito che ci troviamo davanti. Le aziende stanno insieme se c’è una prospettiva, una opportunità di creare reddito e valore sociale. Il comparto vitivinicolo ha già dimostrato, con punte di eccellenza, di avere la capacità di portare l’Irpinia sui mercati mondiali. Se rafforziamo il vino irpino come bandiera di questa terra, riusciremo ad aprire canali commerciali anche per tutti gli altri prodotti agroalimentari.

Come nasce il progetto DAQ?

La Federazione Provinciale Coldiretti Avellino ha inteso raccogliere le molteplici istanze pervenute dai propri soci per maggiore coesione tra gli attori della filiera e l’implementazione di una strategia comune di promozione dei vini irpini e del proprio territorio, avviando il processo di elezione a Distretto Agroalimentare di Qualità dell’areale di produzione dei 3 vini a denominazione di origine controllata e garantita della Provincia di Avellino. Il giorno 11 marzo 2021 si è quindi costituito il Distretto Vini d’Irpinia a seguito di un lungo percorso di pubbliche audizioni e di confronto con gli attori della filiera vitivinicola della provincia di Avellino, promosso dal Comitato formatosi nel novembre 2019 e al quale hanno preso parte vari Enti e prestigiose Associazioni e Organizzazioni del territorio. Il Distretto Vini d’Irpinia rappresenta un’opportunità di sviluppo per le imprese, i soggetti pubblici e le comunità irpine attorno al principale e più affascinante prodotto del nostro territorio: il vino.

Qual’è l’obiettivo principale del distretto?

L’obiettivo è creare e sviluppare sinergie tra i vari stakeholders della filiera per rilanciare l’intero territorio irpino, attraverso diverse misure che includono assistenza tecnica, ricerca, accordi di filiera e marketing territoriale per rafforzare il turismo rurale ed enogastronomico. Il Distretto Vini d’Irpini propone un modello organizzativo, innovativo e sostenibile, capace di armonizzare e trasformare in opportunità le caratteristiche che contraddistinguono il territorio irpino, ossia la sua struttura produttiva duale che vede coesistere le pochissime grandi e le molteplici piccolissime aziende. Lo sforzo strategico del Distretto risiede nella possibilità di trasformare quello che fino ad ora è stato considerato un fattore di debolezza in una vera e propria leva competitiva del territorio. Sfruttando la notorietà delle grandi aziende, la visione sistemica sottesa al distretto si concretizzerà nella strutturazione di connessioni, collegamenti e sinergie all’interno di un unico sistema territoriale chiaramente identificato. Il vantaggio di questa linea guida è duplice e si estende tanto alle grandi quanto alle piccole aziende del settore vitivinicolo così come a quelle del turismo.

Come pensa possa superarsi il gap di dimensione e struttura organizzativa e produttiva delle diverse aziende vitivinicole irpine?

Per le grandi aziende il vantaggio è quello di avere un continuum territoriale, fatto di paesaggi manutenuti e di pregio estetico, che potranno essere garantiti solo dalla permanenza della fitta trama delle piccole e piccolissime aziende che insistono al suo interno. Per queste ultime il vantaggio risiede nel poter utilizzare la forza attrattiva dei brand affermati a livello internazionale. Per le imprese collegate all’incoming turistico le ricadute sono evidenti e collegate alla complessiva, maggiore attrattività del territorio nel suo complesso.

Ci sono già progetti ed iniziative in corso?

Il neonato Distretto oggi punta dritto al riconoscimento regionale. Già lo scorso anno, con Decreto Dirigenziale n. 54 del 06.03.2020, la Giunta regionale della Campania ha accolto la nostra istanza, individuando così il Distretto Agroalimentare di Qualità Vini di Irpinia; ora bisogna fare lo step successivo e ottenere nei prossimi mesi il riconoscimento di Distretto del Cibo. Nonostante stiamo muovendo i primi passi con questo strumento per noi in Campania nuovo, lo scorso anno abbiamo già risposto all’Avviso pubblico del Mi.P.A.A.F., presentando un progetto Contratto di Distretto del Cibo Vini di Irpinia per un valore complessivo di 14,5 Mln di euro. La strada da percorrere è ancora lunga, ma abbiamo chiara la meta e questo è di per se un buon punto di partenza!

La pandemia ha creato notevoli problemi economici –finanziari a tutta la filiera agricola, specie quella vitivinicola. Quale, secondo Lei, il punto di forza del territorio per uscire dalla crisi?

In un momento di grande difficoltà e incertezza come quello che stiamo vivendo, fortemente condizionato dall’emergenza CoViD-19, è quanto mai necessario avere una strategia di sviluppo chiara e programmare da subito le azioni da mettere in campo nel periodo post-emergenza. Dai confronti avuti con i vari attori della filiera, è emerso che la strategia di distretto progettata è tutt’oggi adeguata alle esigenze e alle caratteristiche del nostro territorio e della nostra realtà produttiva e può offrire un notevole impulso allo sviluppo del comparto vitivinicolo irpino.L’emergenza sanitaria e il Covid-19 hanno notevolmente cambiato le abitudini e lo stile di vita delle persone, che preferiscono sempre più destinazioni a minore densità abitativa e località incontaminate per turismo o anche risiedere. La pandemia ha inoltre dato un forte impulso alla digitalizzazione, rendendo le aree interne sempre meno marginalizzate. Si creano quindi i presupposti affinché nelle aree come l’Irpinia si possa finalmente invertire la tendenza alla riduzione demografica per diventare destinazioni sempre più appetibili.

Carmen Guerriero

 

Giornalista dal 1995, scrive di turismo e di cultura enogastronomica. Avvocato, componente Comitato Tecnico Scientifico dell’Ente Provincia di Avellino, Sommelier AIS, coniuga diritto vitivinicolo a progetti speciali di promozione di territori e realtà imprenditoriali.

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