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Limonata hard, il nuovo trend del mercato dei seltzer

Fresca, dissetante, intensa, i produttori di bevande alcoliche cambiano volto alla classica limonata con inedite proposte hard, destinate a surclassare rapidamente i RTD.

Complice l’estate ed il caldo, la limonata è una di quelle bibite sane e naturali che accompagna le vacanze di ognuno di noi fin dall’infanzia.

Limone, profumo d’estate

Il profumo intensamente aromatico del limone, specie se prodotto di eccellenza come il Limone Costa d’Amalfi IGP, conosciuto anche come “Sfusato” d’Amalfi, è uno di quei ricordi che segna per sempre la memoria sensoriale di ognuno.

Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

A tali conclusioni sono giunte le ricerche in campo sui consumatori di IWSR che ha registrato una crescita della categoria Ready-to-Drink (RTD), guidata dai seltz duri, ovvero bevande alcoliche aromatizzate a frutta o aromi vari, tra cui proprio l’aroma al limone e cocktail premiscelati, in lattina, formato molto richiesto dal mercato USA nonchè nella vendita al dettaglio.

L’aumento crescente della domanda di bevande aromatizzate rinfrescanti ed effervescenti ha spinto diversi produttori di bevande alcoliche ad elaborare delle speciali versioni di “limonata hard”, ovvero forte. Gli hard seltz e RTD aromatizzati al limone, grazie al gusto fresco ed acidulo, perfetto per sprigionare intense sensazioni di freschezza, hanno fatto registrare un crescente gradimento tra i consumatori, soprattutto i giovani di fascia media tra 18 e 25 anni, con conseguente aumento della domanda, specie nel mercato statunitense.

Tanto che a fronte dell’ aumento del consumo globale di RTD negli Stati Uniti di +43% del 2020, IWSR prevede un consumo di volume di RTD maggiore di quello di alcolici negli Stati Uniti entro la fine dell’anno.

Quali le ragioni del trend?

RTD e seltz duri sono bevande a base di acqua gassata, alcol (5-7%), aromi di frutta o anche di vino. Un mix leggero e piacevole che propone un prodotto finale che, però, è completamente diverso dal dante causa.

Grazie al basso contenuto alcolico e calorico, i RTD rappresentano da alcuni anni una comoda alternativa alla birra, al vino ed alle bevande alcoliche, vodka in cima, specie a base dei cocktail.

Foto di ctvgs da Pixabay

Inoltre, la confezione, prevalentemente in lattina, li rende facili da trasportare, utilizzare e pronti da bere, ready-to-Drink, appunto. (RTD)

L’insidia del Binge drinking

Se è vero che gli hard seltzer si propongono con caratteristiche del tutto convincenti, come basso tenore alcolico e zuccherino, gusto piacevole e assenza di carboidrati è però, altrettanto vero che proprio queste caratteristiche non depongano felicemente per il necessario apporto nutritivo, atteso che all’aroma di frutta o di agrumi non equivale certo il consumo degli stessi.

Inoltre, la convinzione della loro innocuità rischia di ingenerare insidiose elaborazioni, facilmente collassabili in pericolosi eccessi.

Viene definito “binge drinking”, termine inglese per indicare il “pieno di alcol”, tendenza che imperversa, soprattutto tra i giovanissimi, di consumare di almeno 4-5 drink alcolici nel corso della stessa serata.

La circostanza che gli hard seltz e RTD abbiano un basso contenuto alcolico, non dovrebbe indurre ad abusarne, in quanto l’accumulo riesce, nel lungo termine, ad avere effetti devastanti sulla salute al pari degli alcolici tout court, con tutte le conseguenze del caso, prima tra tutte, alterazione della pressione sanguigna.

Sarebbe, allora, il caso di rivalutare la sana, buona e nutriente limonata della nonna?

(In copertina, Foto di Markéta Peršínová da Pixabay)

Federica Anna Guerriero

Federica Anna Guerriero

Giornalista, è laureanda in Marketing e Comunicazione presso l’Università La Bicocca di Milano. Appassionata di viaggi, ha padronanza di diverse lingue e scrive di turismo, moda e cultura enogastronomica.

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