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È sempre l’ora del Vermouth di Torino.

A 30 anni dal riconoscimento dell’indicazione geografica “Vermouth di Torino”, il Consorzio di Tutela, presieduto da Roberto Bava, celebra la ricorrenza con una grande degustazione.

Quante bellissime storie racconta un bicchierino di Vermouth di Torino!

Inebriante mix di profumi, erbe aromatiche e di spezie che, da oltre tre secoli, ammalia i sensi di intere generazioni. A partire dal “gentil sesso”, che diede il via all’evoluzione del vermouth da bevanda medicinale ad aperitivo conviviale.

Come indica chiaramente il nome, il vermouth indica il suo ingrediente principale, l’Artemisia Absinthium (tedesco Wermut). Nato presumibilmente nei monasteri come vinum absinthites la mistura di erbe officinali si arricchì, nel primo Rinascimento, di spezie orientali come cannella, chiodi di garofano e rabarbaro. Il Piemonte fu apripista della distillazione e, soprattutto, di uno stile diverso, tant’è che, già all’epoca, a Torino i liquoristi e i confettieri erano iscritti all’Università dei Confettieri e Liquoristi della Città di Torino, una confraternita di arti e di mestieri che riuniva tutti i produttori dei nuovi liquori che negli anni seguenti avrebbero reso grande la tradizione piemontese. A metà Ottocento, a Torino, erano 42 i venditori di distillati e 30 i produttori di liquori che contribuivano a portare prestigio e ricchezza nel capoluogo piemontese.

Risale al 1833 la prima pubblicità di questo nuovo prodotto di Torino, diverso da tutti gli altri e descritto come il “vero vino balsamico detto Vermut di Torino”. In breve tempo, la fama si diffuse anche all’estero e negli Stati Uniti diventa subito protagonista della cultura dei cocktail.

Ma è l’inizio del Novecento che segna una vera rivoluzione di stile con il “Vermouth bianco”, dal colore più tenue, le note floreali e agrumate e, successivamente, il “Vermouth rosso”, colorato con il caramello come richiesto dal mercato americano.

Sul piano normativo, è il Regio decreto-legge del 9 novembre 1933, n. 1696, a delineare peculiarità e caratteristiche del prodotto (gradazione alcolica minima, tenore zuccherino, percentuale in volume del vino base e delle sostanze aggiunte). Con il Regolamento CE (n. 1601 del 10 giugno 1991), il Vermut di Torino ottiene riconoscimento e tutela, grazie all’individuazione delle Indicazioni geografiche per i vini aromatizzati.

Nel 2014 i produttori italiani, riuniti al tavolo dell’Unione Industriale di Asti e sostenuti da FEDERVINI, stesero la prima bozza della legge, trasformata in legge dello stato Italiano nel marzo 2017 e inviata alla Commissione Europea per la successiva ratifica.

Il 2017 è nato, così, l’Istituto del Vermouth di Torino, con Roberto Bava come primo Presidente, Giorgio Castagnotti come Vice Presidente e tutti i soci fondatori presenti in consiglio direttivo. Nel 2019, è stato costituito il Consorzio del Vermouth di Torino.

Nel corso degli anni si è assistito all’evoluzione delle tecniche di lavorazione: le nuove si sono affiancate alle più antiche, senza sostituirle e la loro coesistenza continua ancora oggi a preservare e a valorizzare la tradizionale produzione di questo vino aromatizzato ottenuto in Piemonte con vino, rosso o bianco di qualità e di buona struttura e acidità per sorreggere gli aromi e bilanciare lo zucchero, aromatizzato prioritariamente da Artemisia unitamente ad altre erbe e spezie.(Decreto Ministeriale 1826 del 22 marzo 2017).

Un lungo ed articolato percorso che il Consorzio è riuscito a mettere ben in luce attraverso la grande degustazione del Vermouth di Torino prima alla Banca del Vino di Pollenzo e poi, a Milano, non solo per rappresentare il lungo iter evolutivo nei secoli, ma anche per tutelare uno dei prodotti enologici più rappresentativi del Piemonte e della Storia italiana.

Federica Anna Guerriero

FEDERICA ANNA GUERRIERO

Giornalista, è laureanda in Marketing e Comunicazione presso l’Università La Bicocca di Milano. Appassionata di viaggi, ha padronanza di diverse lingue e scrive di turismo, moda e cultura enogastronomica.

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