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Orti urbani, buone pratiche del passato a tutela della salute del futuro.

A circa 200 anni dall’industrializzazione, si assiste sempre più ad un’inversione di tendenza: aumenta il desiderio di vita sana ed a contatto con la natura. Chi non riesce a trasferirsi in campagna, scopre il valore degli "orti urbani", piccoli appezzamenti di terra, su tetti e terrazzi, dove produrre ortaggi ed erbe aromatiche. Una pratica che fa bene alla salute, all'ambiente ed alla società.

Per definizione, l ‘orto urbano è semplicemente un terreno di proprietà comunale che viene concesso in gestione a cittadini, spesso riuniti in associazione, per un periodo limitato di tempo, per il fabbisogno degli stessi.

Secondo fonti storiche, i primi esperimenti di orti urbani in Italia, risalgono alla seconda guerra mondiale quando, per necessità di garantire sostentamento alle città, impoverite dalla mancanza di forza lavoro spostatasi al fronte, venne lanciata dal regime Fascista la campagna “Orti di guerra”.

Successivamente, dal dopo guerra in poi, tale pratica venne abbandonata ed è soltanto in tempi più recenti che gli orti urbani stanno riprendendo vigore all’interno delle città, anche forse in risposta alle crisi economiche che ciclicamente hanno investito i paesi occidentali.

Secondo i dati della Coldiretti, tra il 2011 e il 2013 sono triplicati gli spazi all’interno delle città dedicati a questa pratica, passando da poco più di 1 milione di metri quadrati a 3,3 milioni, fino ad arrivare nel 2017 a 4,5 milioni, grazie soprattutto all’esempio dei principali capoluoghi d’Italia, dove si è assistito in soli 5 anni ad una crescita del 36,4% di spazi destinati ad orti urbani.

pomodorini qualità ciliegino, Orto urbano, credit foto ASA Magazine

Il trend non è soltanto italiano, in tutti gli agglomerati urbani, soprattutto occidentali, stiamo assistendo alla progettazione e allo sviluppo di questi orti. La tendenza è tale che addirittura è stato coniato il termine Agricivismo – proposto dal dr. Richard Ingersoll – che significa “utilizzo delle attività agricole in zone urbane per migliorare la vita civica e la qualità ambientale/paesaggistica”.

Menta in vaso, Orto urbano, credit foto ASA Magazine

La forte spinta di questo settore ha dato vita a tantissimi progetti innovativi, che, strizzando l’occhio all’ecosostenibilità, hanno il compito di trovare sia le migliori soluzioni possibili per collocare questi orti in città in piena armonia con il paesaggio, sia le modalità migliori di resa degli orti stessi, affinché attraverso il lavoro congiunto di uomini e di scienza, sempre più persone possano usufruire dei prodotti coltivati.

Numerosi sono i progetti innovativi che negli ultimi anni sono stati lanciati da più parti del mondo.

Si va dai cosi detti “orti verticali” – come lo Sky Greens di Singapore – che sfruttano pareti o strutture per garantire sia la piena ottimizzazione dello spazio, sia un uso di acqua di gran lunga inferiore rispetto ad un orto convenzionale,

Farm verticale, credit Foto di BrightAgrotech, Pixabay

ai progetti che vedono la nascita di orti non soltanto per le strade delle città ma perfino sui tetti e sui balconi delle case – come il Brooklyn Grange di New York che in due acri e mezzo di spazio coltivato produce ogni anno più di 20 tonnellate di cibo – in modo da sfruttare l’acqua piovana per l’irrigazione e ridurre gli sprechi.

Milano, orti urbani credit foto di ElisaRiva, Pixabay

Insomma, al di là della bellezza nel ridare un po’ di verde alle nostre città, la rilevanza di questi progetti è chiara a tutti.

Nei prossimi anni, nonostante sia previsto un assestamento nel medio/lungo termine, la popolazione mondiale è destinata a crescere e le città con essa; ciò comporterà una sempre maggior domanda di cibo che potrà essere sostenuta solo se tutti faremo la nostra parte.

Rosmarino, orto urbano, credit foto Asa Magazine

Per questo motivo invito tutti coloro che hanno spazi disponibili e voglia di mettersi in gioco a valutare l’importanza dell’autoproduzione e della produzione urbana di prodotti ortofrutticoli, in modo da avere un maggior controllo sull’approvvigionamento.

Ciò che fa bene a noi, fa bene alla natura e fa bene al mondo

(In copertina, foto di Raffaella Faverzani-Pixabay)

Massimo Antonino Cascone

Massimo Antonino Cascone

Dottore in Giurisprudenza, giornalista campano, cofondatore di “KairosTV” e membro di “Come Don Chisciotte”. Esperto di geopolitica e cultore dell’agroalimentare ecosostenibile. Il suo motto? “È sempre l’occasione giusta per cambiare la realtà”.

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