AgroalimentareApprofondimentoStorie di successoTurismoWine

Autoctono e sempre più il “riflesso” del suo territorio. Il vino italiano secondo Luigi Moio.

Intervista esclusiva al Professor Luigi Moio, Ordinario di Enologia alla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli e neo-Presidente dell’Organizzazione Mondiale della Vigna e del Vino (OIV, massimo organismo tecnico-scientifico del settore enologico a livello mondiale.

In quasi cento anni di storia (1924), il Prof. Luigi Moio è il terzo Presidente italiano alla guida dell’OIV, considerata l’ONU del vino (dopo Pier Giovanni Garoglio e Mario Fregoni).

Figlio di Michele Moio, storico produttore campano, artefice negli anni ’50 del rilancio del Falerno, il professor Moio, dopo la Laurea in Agraria e le ricerche sull’aroma del vino in Borgogna, è Ordinario di Enologia, Dipartimento di Scienza degli Alimenti della “Federico II” di Napoli. Da oltre trent’anni si occupa di ricerca sulle molecole responsabili della qualità sensoriale del vino, sull’ottimizzazione dei processi di vinificazione per esprimere il potenziale varietale dei vitigni autoctoni italiani.

Prof. Luigi Moio, credit Quintodecimo

Dal 2001, con la moglie Laura, vive tra le vigne di Mirabella Eclano (AV) dove ha fondato Quintodecimo, azienda vitivinicola dai vini di elevata qualità, purissima espressione delle vigne di origine. E’ anche autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di saggi sul vino: l’ultimo, “Il respiro del Vino”, è un best seller internazionale.

  1. Cambiamenti climatici, aumento delle temperature, scarsità d’acqua. Professor Moio, dove sta andando il mondo del vino?

Siamo di fronte a nuovi scenari ambientali e sociali ed è molto importante che ci sia una presa di coscienza. Servono nuove strategie se si vuole continuare a produrre vini di grande qualità, oltre a conoscenze altamente qualificate ed interdisciplinari. Il vino del futuro richiederà maggiore conoscenza, la viticoltura dovrà essere funzionale al vino da ottenere e l’enologia deve essere meno invasiva, più “leggera”: il vino deve essere sempre di più il riflesso del suo territorio. Nonostante i problemi climatici dobbiamo continuare a fare vini di grande qualità soprattutto nei luoghi storici di produzione, perché essi sono i locomotori del vino mondiale in quanto hanno una valenza emozionale altissima per cui trainano l’intero comparto vinicolo. L’Italia dispone di tanti importanti vitigni storici, i cosiddetti autoctoni, la cosa interessante è che essi sono quasi tutti a ciclo vegetativo lungo, ossia a maturazione tardiva per cui, paradossalmente, potrebbero trarre vantaggio dal leggero riscaldamento climatico.  Per esempio la “mia” Campania gode di una posizione di enorme vantaggio per ricchezza varietale dei suoi vitigni.

  1. Sostenibilità ambientale e gestione efficiente. Cosa occorre per un maggiore sviluppo di economie di mercato e scambi commerciali internazionali?
Foto Camuto, Vigneti , casa e azienda Quintodecimo, credit Quintodecimo

Ovviamente c’è una grande differenza tra il cosiddetto Nuovo Mondo e L’Europa. Non a caso in Europa è nato il termine terroir, che esprime il legame fortissimo del vino con i territori di produzione indicando che quel determinato vino non riproducibile in altra parte del mondo. Riguardo all’aspetto identitario, il vino ha il grande fascino di essere un paradigma della diversità che, ovviamente, dev’essere evidente e controllata. Per favorire gli scambi internazionali è necessario armonizzare le normative dei vari paesi produttori sempre in un’ottica di rispetto della tradizione, della storia e degli interessi economici di ogni singolo paese.

  1. Ha girato il mondo, ma ha scelto l’Irpinia per Quintodecimo. Perchè?

A prescindere dal lato romantico della mia adolescenza in Irpinia, quando frequentavo la scuola enologica presso il glorioso istituto agrario “Francesco De Sanctis”, dal punto di vista tecnico questo territorio è tra i più vocati d’Italia per fare vini di grande qualità. Sulla dorsale appenninica irpina, clima, suolo ed i principali vitigni autoctoni campani (Aglianico, Fiano, Greco e Falanghina) convivono in un equilibrio straordinario creando condizioni naturali ideali per l’ottenimento di grandi vini. Io e Laura abbiamo realizzato le vigne, la casa e l’azienda nel 2001 e siamo felicissimi di aver avviato questo progetto che ci consente di vivere accanto alle nostre uve. Per avere grappoli integri, maturi ed equilibrati, funzionali al vino che si ha in testa, non esiste altra alternativa che prendersene cura in modo diretto e continuo.

  1. Com’è oggi Quintodecimo?

A vent’anni dall’inizio, Quintodecimo è lo specchio di quello che avevo in mente, un’azienda che, per essere in grado di fare un vino di qualità, deve occuparsi di tutta la filiera, partendo quindi dalla terra e dalla produzione dell’uva. Ad oggi abbiamo 32 ettari vitati di proprietà divisi tra le tre DOCG campane con il nucleo centrale dell’azienda, il vero cuore di Quintodecimo, a Mirabella Eclano, nell’areale del Taurasi. Qui sorge anche la nostra abitazione, completamente circondata da vigne di Aglianico, unico vitigno dei tre i vini rossi di Quintodecimo: Vigna Quintodecimo e Vigna Grande Cerzito, due crus di Taurasi DOCG. e Terra d’Eclano (Irpinia DOC). Tre i vini bianchi: Exultet (Fiano di Avellino DOCG); Giallo d’Arles (Greco di Tufo DOCG) e Via del Campo (Falanghina Irpinia DOC).

  1. Quintodecimo è un’azienda ecosostenibile?
Vigneti Quintodecimo, credit Quintodecimo

Sin dall’inizio siamo in conduzione biologica-integrata, questo è il futuro. Dagli ultimi cinque anni siamo passati totalmente in biologico e quest’anno si conclude anche l’iter per la certificazione. Strategie di conduzione biologica e rispettose dell’ambiente, agricoltura “pulita”, azioni a basso impatto ambientale, enologia che negli ultimi anni amo definire “leggera” ossia un’enologia di assistenza e meno interventistica, approcci gestionali fondati su concetti di eco-winery, sono aspetti curati in modo assoluto a Quintodecimo. Ma in generale, tutte le aziende che producono vino devono oggi essere attente a tutto ciò.

  1. Enoturismo ed accoglienza sono le chiavi della ripresa. Che tipo di accoglienza fate?

Oggi chi produce vino non può limitarsi solo al contenuto della bottiglia, è impensabile. Egli non solo dovrà vendere il vino ma mostrare anche i luoghi in cui si produce. Il turismo enologico abbinando il vino con il paesaggio, genera bellezza. La vista dei vigneti, che danno ordine al paesaggio creando colori meravigliosi con l’alternanza delle stagioni, regala emozioni. Per questo motivo, l’accoglienza a Quintodecimo è una parte importantissima del lavoro aziendale. La visita guida gli appassionati nell’affascinante mondo del vino, attraverso un percorso in cui scienza, poesia e bellezza si fondono tra di loro trasmettendo emozioni uniche.

  1. Quali sono i progetti futuri di Quintodecimo?

Il progetto fondamentale è quello di completare l’azienda e poi fidelizzare sempre di più gli appassionati ai nostri vini. Un altro aspetto fondamentale è di integrare sempre di più i figli nell’azienda, progetto generazionale che ha bisogno di tempi lunghi per perfezionarsi sempre di più. La vera novità di una azienda che fa vino, in realtà, è il vino dell’annata successiva. Di anno in anno, l’obiettivo è di fare vini sempre più buoni, tenendo ovviamente presente che il nostro è un lavoro fortemente legato all’andamento delle condizioni climatiche. Un lavoro creativo molto bello, scandito dai ritmi delle stagioni.

(In copertina, Prof. Luigi Moio, credit Az. Quintodecimo)

Carmen Guerriero

Carmen Guerriero

Giornalista dal 1995, Studi Classici, Giurista, scrive di Archeologia, Storia e Cultura enogastronomica e viaggi, con servizi giornalistici da vari Paesi del mondo, specie Grecia e Turchia. Componente Comitato Tecnico Scientifico “Fondazione Sistema Irpinia” Ente Provincia Avellino, è membro U.G.I.V.I. (unione Giuristi della vite e del vino); G.I.S.T (Gruppo italiano Stampa Turistica); AIC (Accademia italiana Cucina); AIS (Associazione italiana Sommelier).

 

Show More

Related Articles

Back to top button