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C’è qualcosa di nuovo nei Musei fiorentini, anzi …. di antico !

Casa Martelli, Galleria dell'Accademia e Gallerie degli Uffizi, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, accolgono i visitatori con alcune novità

I musei fiorentini, anche durante i periodi di chiusura, hanno sempre portato avanti le loro attività, rinnovandosi e cercando di offrire ai visitatori proposte accattivanti: un nuovo dipinto, un percorso inedito, una scoperta inaspettata. Nella speranza di poter visitare presto nuovamente senza troppe restrizioni le realtà museali fiorentine, vediamo cosa c’è di nuovo in alcune di esse.
A Casa Martelli sono tornati alla luce gli affreschi del piano terra.
Sotto l’imbiancatura dei locali che ospiteranno la caffetteria e il bookshop sono emerse pitture murali di inizio Ottocento
Durante i lavori di ristrutturazione al piano terra sono tornate alla luce delle preziose pitture e decorazioni murali risalenti ai primi anni dell’Ottocento.
La scoperta è stata fatta nel corso della ristrutturazione di alcuni ambienti inutilizzati del Palazzo, che sono destinati a diventare parte integrante del percorso museale. Il Museo ha approfittato della chiusura forzata al pubblico degli scorsi mesi per dare un più forte impulso a lavori finalizzati al perfezionamento dell’accoglienza, con la messa a norma degli impianti e dell’accessibilità dei locali al piano terra, e per potersi dotare dei servizi di caffetteria e di bookshop.
L’intervento interessa alcuni locali situati lungo via Zanetti, la stessa in cui si trova, al civico n. 8, il portone d’ingresso del Museo, che prima della cessione dell’edificio allo Stato erano occupati da attività commerciali. Si tratta di otto sale che erano rimaste ingombre di arredi fatiscenti e residui di lavori edili, con impianti antiquati, oltre a problemi di infiltrazioni e umidità.

credit photo Nicoletta Curradi

I saggi di pulitura preliminare  hanno rivelato, sotto la scialbatura bianca moderna, la presenza di pitture murali a tempera su alcune superfici.
È possibile che questi ambienti siano stati dipinti nel 1809 in occasione delle nozze di Niccolò Martelli (1778-1853) con Caterina de’ Ricci per allestire l’appartamento estivo della giovane sposa. Nelle carte d’archivio sono poi registrati i nomi di pittori attivi nella decorazione dei palazzi nobiliari toscani e delle residenze dei re d’Etruria presenti anche in altre sale terrene e al primo piano dell’edificio: il pontremolese Niccolò Contestabili (1759 – 1824), specializzato in questi “salotti a verzura” di origine francese molto apprezzati, Gaspero Bargioni ( 1793-1835), pittore d’ornato iscritto all’Accademia dell’Arte del Disegno e gli “imbiancatori” Giovanni e Antonio Ciseri.
Casa Martelli, che fa parte del gruppo Musei del Bargello insieme al Museo Nazionale del Bargello, alle Cappelle Medicee, a Palazzo Davanzati e a Orsanmichele, è stata residenza di un casato illustre per la storia di Firenze e del collezionismo d’arte fin dal XV secolo.
La sua preziosa quadreria, esposta in ambienti affrescati da Vincenzo Meucci e Tommaso Gherardini, testimonia il prestigio delle raccolte d’arte con alcuni capolavori di artisti celebri come Mino da Fiesole, Piero di Cosimo, Domenico Beccafumi, Salvator Rosa, Luca Giordano.

Non distante da Casa Martelli, la celeberrima Galleria dell’Accademia di Firenze prosegue un intenso programma di manutenzioni e restauri. Il prossimo dipinto ad essere oggetto di un restauro vero e proprio è la tavola di Giovanni Francesco da Rimini raffigurante San Vincenzo Ferrer, abitualmente conservata nella Sala del Colosso che sarà poi visibile nelle sale delle mostre temporanee, fino al termine dei lavori che coinvolgono la grande Sala che accoglie i visitatori del museo.

credit photo Nicoletta Curradi

Il San Vincenzo Ferrer, tempera su tavola, proviene dal convento fiorentino di S. Domenico nel Maglio, del ramo femminile dell’Ordine; secondo gli studi è interpretata quale ulteriore testimonianza di una sosta del pittore, Giovanni Francesco da Rimini, in terra toscana. Dovrebbe riferirsi ad un momento non molto successivo al 1455, data di canonizzazione del Santo.
Giovanni Francesco da Rimini, formatosi a Padova nella metà del XV secolo, risente dell’influenza della pittura tardo-gotica della scuola fiorentina, oltre che di quella padovana, con alcuni accenni a quella umbra.  L’attribuzione a Giovanni Francesco da Rimini è stata espressa notando alcuni elementi di contatto con l’ambiente fiorentino degli anni ’50 e ’60. In base agli studi fatti ne viene posta l’esecuzione intorno al 1455, ipotizzando quindi un soggiorno dell’artista a Firenze.
L’intervento, affidato ad un restauratore esterno specializzato, si concentra su una pulitura calibrata della superficie dipinta ad oggi offuscata da uno strato superficiale di depositi e vecchi ritocchi pittorici, in particolar modo nella predella, in cui sono rappresentate scene della vita del Santo.

credit photo Nicoletta Curradi

Le Gallerie degli Uffizi,  che non hanno bisogno di presentazioni, hanno ritrovato e acquistato un dipinto del Cinquecento, da secoli ritenuto perduto, l’Enigma di Omero, del maestro bolognese Bartolomeo Passerotti (1529-1592), che verrà esposto nelle nuove sale dedicate alla pittura del XVI secolo. L’opera  scomparsa dai radar degli studiosi e degli storici dell’arte, era nota esclusivamente attraverso le descrizioni di alcune fonti storiche e alcuni disegni preparatori e d’après.  Secondo la testimonianza del biografo Raffaello Borghini, il quadro si trovava nel palazzo del letterato fiorentino Giovanni Battista Deti (1539-1607), collezionista e dilettante d’arte, nonché membro fondatore dell’Accademia della Crusca col soprannome di Sollo e autore, fra gli altri, del primo Vocabolario della Crusca. Nel 1677 Giovanni Cinelli ricorda il dipinto nel palazzo di famiglia del senatore fiorentino Carlo Torrigiani (1616-1684) in via Porta Rossa in casa, senza tuttavia riconoscervi la descrizione del  Borghini e addirittura confondendo il soggetto rappresentato. Quindi dell’opera si smarriscono le tracce: negli studi moderni sul Passerotti, L’enigma di Omero era segnalato come perduto. Almeno fino ad oggi, quando il quadro è stato rintracciato proprio presso la famiglia dei discendenti di Carlo Torrigiani.
“Il pittore, il poeta e i pidocchi. Bartolomeo Passerotti e l’Omero di Giovan Battista Deti” è il titolo del volume monografico, curato da Marzia Faietti, che contiene studi approfonditi di un gruppo di specialisti dell’arte bolognese provenienti dall’Università degli Studi di Bologna..

Nicoletta Curradi

Nicoletta Curradi

Giornalista, grande appassionata di lingue straniere e di viaggi, è dedita alla scrittura da tempo immemorabile. La sua frase? “Un vero giornalista spiega benissimo quello che non conosce”.

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