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Autunno in SARDEGNA: un territorio tutto da scoprire

Gastronomia, attività outdoor e siti archeologici: alla scoperta dei volti insoliti e ancora poco noti di una ricca e incredibile Sardegna “boutique”.

Tra le mete più ambite per le spiagge di sabbia finissima e le romantiche baie dalle mille sfumature di blu, la Sardegna è un’isola che riserva incantevoli sorprese tutto l’anno. L’autunno è il periodo perfetto per goderne il dolce clima, i paesaggi selvaggi e incontaminati ed i prodotti gastronomici locali pregiati che contano ancora su antiche tradizioni di lavorazione delle materie prime.

LE ATTIVITÀ OUTDOOR Seconda isola per grandezza del Mar Mediterraneo, i suoi 2.000 km di costa offrono meravigliose spiagge, angoli da sogno e paradisi per gli amanti degli sport acquatici. Chi preferisce la vela amerà il nord-est della Sardegna, in particolare la Costa Smeralda e l’Arcipelago della Maddalena, zone in cui è presente la maggior parte dei porti turistici, oppure la costa orientale, dove si può̀ organizzare un giro in barca partendo da Porto Corallo e proseguendo poi per lo spettacolare Golfo di Orosei fino ad arrivare a Golfo Aranci.

Spiaggia Shardana Club Esse – credit foto @ASA Magazine/Carmen Guerriero

Sinis, Putzu Idu e Capo Mannu sulla costa occidentale, più ventosa di quella orientale, sono perfetti per praticare sport come il windsurf e il kitesurf. I veri esperti vorranno mettersi alla prova con i venti delle coste settentrionali e meridionali dell’isola: tra i migliori posti in Europa dove praticare queste attività̀ c’è Porto Pollo, vicino a Palau, sulla punta settentrionale della Sardegna, dove il mare è mosso dallo scirocco o dal maestrale. Anche il Poetto, la spiaggia di Cagliari lunga vari chilometri, è un vero e proprio parco divertimenti per gli appassionati di windsurf e kitesurf.

credit foto @Ettore Cavalli

Persino i percorsi in kayak sono molto diffusi, come quello che, in circa 40 minuti, da San Pantaleo raggiunge le sorgenti di Su Gologone, all’interno di un ambiente unico e spettacolare tra i bianchi calcari del Supramonte da un lato ed i neri basalti colonnari dell’area di Su Ollei dall’altro, l’altipiano di origine vulcanica che degrada verso il fiume del Cedrino.

Si trovano, infine, zone dall’ecosistema particolarmente delicato che sono state riconosciute come aree marine protette. Alcune di queste sono Capo Carbonara all’estremità̀ sud-orientale dell’isola, Capo Caccia ad Alghero, l’isola dell’Asinara a nord-est, patria degli asini bianchi, e Punta Coda Cavallo, una lingua di terra vicino a Olbia. A trarre vantaggio da queste restrizioni sono uccelli, tartarughe di mare, balene, barracuda e innumerevoli altri animali marini: ecco perché questi luoghi sono perfetti per le immersioni subacquee!

L’entroterra, di certo, non è meno affascinante, con le mulattiere che si snodano tra l’ombra di altissime pareti rocciose e la luce abbagliante del sole, imponenti scogliere, boscosi pendii e cime da dove ammirare l’intera isola: questi sono i paesaggi dell’alto complesso montuoso nella parte centro-orientale della Sardegna, il Supramonte, una delle mete più̀ spettacolari dell’isola per chi ama escursionismo, cicloturismo e mountain bike. Le zone dell’entroterra sono rimaste completamente incontaminate dai flussi turistici e in gran parte poco conosciute al di fuori della Sardegna. Pochi sanno, per esempio, che lo stagno di Cabras, vicino a Oristano, è un paradiso per i fenicotteri o che nell’area naturale protetta della Giara di Gesturi, un altopiano basaltico a nord della Marmilla, vivono allo stato brado circa 500 cavallini di una razza endemica sviluppatasi a partire da cavalli importati sull’isola tanto tempo fa.

Nuraghe, credit foto @Ettore Cavalli

Non mancano anche ripide gole che ricordano il Far West, fra cui le spettacolari grotte marine. La grotta di Nettuno (Alghero) è una delle più famose del territorio sardo, raggiungibile via terra – si parte dal promontorio Capo Caccia e si accede alla grotta tramite i 654 gradini della Escala del Cabirol – o via mare. Scoperta per caso nel 1952, la grotta di S. Barbara, invece, risalente a 500 mila anni fa, si trova nei dintorni di Iglesias e può essere visitata a bordo di un trenino elettrico che percorre i primi 300 metri. Questa zona è conosciuta per il Cammino di Santa Barbara, inserito nel brand regionale “Cammini di Sardegna”, un percorso simbolo di sostenibilità e trasversalità che si snoda per circa 400 chilometri attraverso luoghi di culto, siti minerari dismessi, antiche strade, mulattiere e ferrovie usate in passato per il trasporto dei metalli.

L’unicità della Sardegna è anche nei siti archeologici, unici al mondo: la civiltà̀ nuragica, che prende il nome dal monumento più̀ caratteristico del periodo, il nuraghe, si è sviluppata in Sardegna lungo un arco cronologico di circa mille anni – tra il 1600 e il VII sec. a.C. – dando vita ad oltre 7000 esemplari (quelli finora censiti) tra torri singole e nuraghi complessi. Queste opere d’arte e tutti i reperti d’artigianato metallurgico basato sul bronzo, inesistenti in ogni altro luogo del pianeta, sono da soli motivo più che sufficiente a giustificare il viaggio in questa magnifica terra.

Ettore Cavalli_tomba dei giganti san cosimo
Ettore Cavalli_tomba dei giganti san cosimo

LA GASTRONOMIA La Sardegna è geograficamente vicina non solo all’Italia, ma anche alla Spagna e al Nord Africa. I rapporti con questi Paesi hanno contribuito ad arricchire la sua cultura, ma anche la sua cucina. Nella cucina tradizionale sarda, al contrario di quanto ci si aspetterebbe, il pesce occupa una posizione piuttosto secondaria, mentre il cinghiale, la capra e la pecora sono i veri protagonisti dei piatti. Tuttavia, nella cucina sarda di tutti i giorni c’è molto di più̀. Spostandosi nelle diverse parti dell’isola, ad esempio, si possono assaggiare i più̀ diversi tipi di pane e di pasta ed anche il formaggio ha un ruolo importante, in particolare il pecorino, il più̀ importante prodotto sardo di esportazione.

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Soprattutto a Cagliari, ma non solo, la scena culinaria più̀ giovane si mostra aperta alle sperimentazioni e quasi ossessivamente attenta alla qualità della materia prima, avvalendosi della vasta gamma di prodotti regionali e ovviamente di pesce, frutti di mare e crostacei.

Nel suo ristorante Josto, Pierluigi Fais continua la ricerca di prodotti del territorio ma anche di profumi ed essenze naturali in un percorso che sfocia in piatti raffinati ed escursioni nell’opera di grandi maestri. I pezzi forti? Il muggine trattato in tutte le sue parti, le paste tradizionali impreziosite da sapori forti del mare e della terra.
Cagliari-Tokio e ritorno, un viaggio nel gusto al ristorante Kobuta: tecniche e sentori giapponesi si sposano con piatti considerati intoccabili della tradizione sarda. I risultati, al limite dell’azzardo, sono sorprendenti e le materie prime, anche qui, inesorabilmente protagoniste.

Old Freinds è l’ultimo ristorante arrivato nella community ma fa già parlare di sé. Punk, informale e impenitente, Dario Torabi, cuciniere di quinto quarto – papà persiano e mamma toscana – vive da sempre a Cagliari e fa valere nella sua imprevedibile cucina tutta l’eredità familiare coniugata al suo spirito dissacratore.

Nella zona di Nuoro Lucitta di Clelia Bandini, dopo studi da psicologa, ha ceduto alla passione per la cucina, dando vita a piatti vivaci e sorprendenti nel suo locale di Tortolì.

Crochi, credit foto @Ettore Cavalli

Nell’oristanese, l’Antica Dimora del Gruccione di Sara Congiu a Santulussurgiu, punta alla tradizione ed a ingredienti chilometro zero, con le paste artigianali, passione di Sara. Ottima la carta dei vini che quest’anno è stata premiata come una delle migliori d’Italia grazie all’entusiasmo incontenibile del sommelier Marco Delugas.

IL VINO E’ parte della tradizione sarda da migliaia di anni, ma le ultime generazioni di viticoltori stanno apportando interessanti novità, liberando i vini sardi della pesantezza e dell’alto tasso alcolico, a favore di una produzione più leggera, fresca ed elegante. I più noti vitigni rossi autoctoni del Cannonau, Carignano e Bovale, da cui si ottengono vini intensi dal ricco bouquet aromatico ed i bianchi, primo tra tutti, il Vermentino di Gallura, molto diffuso nei ristoranti delle località̀ costiere, sono tutti perfetti per i piatti della cucina tradizionale sarda.In particolare, si ricorda il Nuragus, risalente ai tempi dei Fenici, è noto prevalentemente ai più esperti e la Malvasia, vitigno diffuso in tutta l’area mediterranea, tipico soprattutto nella zona di Bosa, sulla costa occidentale della Sardegna.

Una particolare proposta gastronomica legata alle materie prime del territorio, ma anche ai concetti di sostenibilità e bio-diversità è l’agriturismo Parco Donnortei, struttura creata alla fine degli anni Novanta, in collaborazione con l’oasi del WWF di Monte Arcosu, che alla buona cucina barbaricina coniuga la bellezza dell’oasi faunistica a contatto con gli animali allevati allo stato brado: cerbiatti, daini, mufloni e cinghiali, oltre che pecore, mucche e cavalli.

Da non perdere il mercato di San Benedetto di Cagliari, il mercato del pesce coperto più grande d’Europa.

FG

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