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Extension service, migliorare la cultura d’impresa pro sostenibilità

Università e impresa. Agrifood: «Mancano ricercatori che facciano l’ultimo miglio tra università e impresa, promuovendo l’applicabilità di innovazioni e tecnologie alla realtà produttiva»

Occorre rendere più immediati e praticabili i risultati della ricerca. Questo l’appello nell’ultimo appuntamento degli Stati Generali Mondo Lavoro Agrifood dedicato al tema della sostenibilità.

I ricercatori studiano come migliorare la sostenibilità della produzione e pubblicano le loro scoperte sulle riviste scientifiche destinate a un’enclave di esperti. Lì, spesso, rimangono parcheggiate enormi potenzialità che invece vanno portate alle imprese in tempi brevi. Esattamente come succede con i Centri di competenza, creati per facilitare il trasferimento delle nuove tecnologie alle imprese del territorio.


«Molti ragazzi che hanno un dottorato di ricerca, quando si rivolgono alle aziende per cercare impiego lo omettono nei loro CV – rivela Vincenzo Gerbi, docente dell’Università di Torino –. Hanno paura di essere percepiti come troppo teorici». Invece c’è un gran bisogno di persone con inclinazione a comprendere il senso della ricerca e immaginarne le applicazioni alla produzione, in grado di funzionare come mediatori culturali tra il mondo accademico e quello produttivo. «Mancano figure di ricercatori che abbiano come mission portare i risultati della ricerca alle aziende non solo pubblicare sulle riviste scientifiche – prosegue Gerbi –. È quello che nel mondo US si chiama extension service. Io credo che dovrebbe essere precipuo obiettivo dei Poli di innovazione non tanto e non solo indirizzare le aziende al bando o all’agevolazione, pure fondamentali, ma riempire i bandi di contenuto, fungendo da link tra ricerca e imprese, potenziando il trasferimento tecnologico. Una questione che ha trovato un po’ di spazio nel PNRR, ma dipenderà poi dagli enti che sopravvedono indirizzare le risorse in modo fattivo a questa funzione. Che poi queste figure debbano vivere nelle Università o nelle imprese o nei poli di innovazione non importa». L’importante è promuovere la creazione di queste nuove figure per accelerare l’ammodernamento in ottica sostenibile delle aziende dell’agroalimentare.

La volontà di mantenere attiva la comunicazione con il mondo universitario viene ribadita da Valerio d’Alessandro, vice direttore Confindustria Cuneo, il quale si associa invitando il Governo a destinare parte delle risorse del PNRR a migliorare la cultura d’impresa nella direzione della sostenibilità, una sollecitazione che giunge, non a caso, dalla città capitale della cultura d’impresa 2021, Alba.

Redazione

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