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PUGLIA DA SCOPRIRE: LUCERA, LA PORTA DELLA DAUNIA

Tra il Tavoliere delle Puglie e l’altopiano dei Monti Dauni, la Daunia è una Puglia "diversa", dal tessuto culturale e storico ricchissimo di derivazione dalla civiltà greca, Egea, propriamente, area di origine del popolo Dauno. Un unicum artistico eccezionale, anche a tavola, tra prodotti di eccellenza ed antica saggezza contadina.

Ricca di storia, Lucera è l’antica “Capitanata”, elegante Città d’Arte alle porte della Daunia. Nota anche come “Chiave di Puglia” per la sua invidiabile posizione strategica, La città di Lucera vanta origini antichissime dal Neolitico, ai Greci, ai Romani, ai Saraceni, ai Normanni, agli Svevi. Qui, sul colle più alto, il Monte Albano, Federico II fece costruire la sua splendida dimora imperiale, il Palatium.

Al centro della città, la Basilica Cattedrale di inizio ‘300, dedicata a Santa Maria, patrona della città, è elegante esempio di stile gotico-angioino celebrativo della vittoria degli Angioini sui Saraceni.

Il centro storico, tutto in pietra bianca, ha splendidi palazzi gentilizi, come Palazzo Cavalli, in piazza Duomo, in sobrio stile neoclassico, dalla corte seicentesca, la storia risalente al Medioevo e gli arredi originali, ben conservati che ospitano anche un B&B Casa Cavalli, gestito da una discendente della famiglia Cavalli proprietaria dal 1845.

Stessa proprietà, un’ala del Palazzo nobiliare Nicastri-Cavalli dal 1934 ospita il MAU – Museo di Archeologia Urbana dedicato all’archeologo di origini lucerine Giuseppe Fiorelli, che custodisce reperti dalla Preistoria al Medioevo.

Appena fuori Lucera, sulle colline della Daunia settentrionale, si distendono vigneti ed oliveti dell’azienda vitivinicola di Alberto Longo, che, fin dai primi del ‘900 prosegue la lunga tradizione di famiglia, unendo alle potenzialità produttive l’applicazione della tecnologia. La suggestiva barricaia è ospitata negli antichi locali di stoccaggio del grano della masseria dell”800.

Tra le produzioni spicca, ovviamente, il “Cacc’e Mmitte”, dal 1975, la D.O.C. più celebre di queste terre, blend di Nero di Troia (55%),  Montepulciano (35%) e Bombino bianco (15%). Un vino rosso, fermo e secco, dalle note fruttate di ribes, mora e lampone, grande freschezza, tannico e buona struttura che deriva il suo nome dall’antico metodo tradizionale di vinificazione locale: “caccia fuori” dal palmento, ovvero, “tira e metti” e “metti”, nel palmento poi rimasto vuoto, l’uva del successivo viticultore.

Lucera è molto famosa anche per la grande tradizione gastronomica, produzione di farine e semole per la lavorazione della pasta fresca, con le tipologie famose ormai in tutto il mondo delle orecchiette, cavatelli e troccoli.

Un settore fiorente da sempre, come per l’azienda agricola Stefano Maria Pirro che, da generazioni, coltiva cereali, ulivi e vigneti di uva Nero di Troia, con una particolare vinificazione in bianco e passaggio in barrique, per struttura e longevità. Col CRA-CER, Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia, l’azienda partecipa al progetto di ricerca “GRANOBIO – Sviluppo di un Modello per l’Innovazione e la Sostenibilità della Filiera del Frumento Duro Biologico della Capitanata“, per selezionare le migliori varietà antiche di cereali per la produzione di una filiera biologica di frumento duro di alta qualità.

Parimenti famosa è la lavorazione di pane e taralli, rigorosamente manuale e con lievito madre, specialità di cui va fiero Santen, raffinato ristorante a pochi passi da piazza Duomo, dalla gustosa cucina tradizionale attenta al territorio ed ambiente elegante.

Gli enoappassionati potranno, invece, emozionarsi con una cena informale in cantina, tra specialità locali semplici della tradizione ed i vini della Cantina La Marchesa, il sogno di Marika Maggi, Sommelier Ais e del marito Sergio Lucio Grasso. Nata nel 1988, l’azienda ha 15 Ha di vigneto nel raggio di 300 m dal proprio nucleo centrale, a garanzia di una migliore qualità delle uve, di lavorazioni rigorosamente a mano, di un’attenzione costante, anche nel recupero dei vigneti autoctoni.

Cura maniacale dei dettagli, passione ed interessi comuni sono espressi già nelle etichette, vere e proprie opere d’arte, affidate annualmente ad artisti, come quella del Cacc’è Mmitte, con le iniziali di Sergio su sfondo viola, che evoca le sfumature violacee della doc, con passaggio in Tonneau per 6 mesi e affinamento in bottiglia. Il Melograno è il rosato IGT, uva di Troia 100%, tanta freschezza di frutta rossa, lampone in primis ed un’etichetta accattivante che evoca il bel frutto orientale, dalla forte valenza simbolica.

Ultimo nato, Istante della Marchesa, è lo Spumante Rosé 100% Aglianico, primo metodo classico Rosé dell’azienda, con oltre 42 mesi di maturazione sui lieviti, un perlage fine ed una capsula che cela un segreto, tutto da scoprire…

Carmen Guerriero

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