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“L’Agroalimentare guiderà la ripartenza del Paese. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e fare squadra”.

Intervista a Gian Marco Centinaio, Sottosegretario al Mipaaf, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, già Ministro, con delega al turismo, nel governo Conte ed oggi con due deleghe “chiave” di ripresa economica del Paese: filiera del vino ed internazionalizzazione del Made, ma anche Born in Italy agroalimentare

Intervista esclusiva ASA Magazine al Senatore Gian Marco Centinaio, Sottosegretario al Mipaaf, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, già Ministro, con delega al turismo, nel governo Conte ed oggi con due deleghe “chiave” di ripresa economica del Paese: filiera del vino ed internazionalizzazione del Made, ma anche Born in Italy agroalimentare.

  1. Senatore Centinaio, quali sono i principali problemi del settore e qual’è la sua visione per la ripartenza dell’agroalimentare italiano?

Nonostante la pandemia, l’agroalimentare ha tenuto bene. Fatta eccezione per alcune filiere che hanno particolarmente sofferto, ad esempio il florovivaismo, nel complesso è stato l’unico settore, oltre a quello farmaceutico, a far registrare un segno positivo rispetto all’anno precedente. Detto questo, la chiusura dell’Horeca ha avuto pesanti ripercussioni, così come non ci hanno aiutato le gelate delle scorse settimane. Ci sono diversi problemi sul tavolo che dobbiamo affrontare subito e poi passeremo all’importante fase della programmazione. La vera ripartenza sarà possibile quando – mi auguro il più presto possibile – riapriremo davvero il paese, eliminando anche il coprifuoco. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e fare squadra”.

2. Gli aiuti europei come incideranno nelle politiche agroalimentari nazionali? Quali vincoli e quali opportunità si prospettano?

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza anche l’agroalimentare avrà un’importante dotazione economica che ci permetterà di innovare e rendere ancora più sostenibile l’intera filiera. Allo stesso tempo, però, la nuova Pac rischia di tagliare le risorse destinate all’agricoltura. La sfida che attende l’Italia è dimostrare di essere capace di spendere bene i soldi che avremo a disposizione. L’Europa ci sta chiedendo di avere degli standard alti, e già ora il nostro Paese è ai primi posti per la sostenibilità ambientale e la tutela della salute dei consumatori. Tuttavia, proprio all’Europa rimproveriamo scarsa attenzione verso il settore primario e alcune politiche che anziché valorizzare l’agroalimentare di qualità rischiano di penalizzarlo. L’ultimo esempio è la proposta di autorizzare la dealcolazione del vino. Una pratica che in futuro potrebbe mettere a rischio il nostro patrimonio di denominazioni.

  1. Molti prodotti italiani di eccellenza sono esportati in tutto il mondo, ma l’export italiano è frenato da burocrazie, protezionismi nemmeno tanto velati, sanzioni e dazi. Come intende procedere per aiutare le imprese italiane anche rispetto alla falsificazione dei prodotti ed alla concorrenza sleale?

Semplificare e sburocratizzare sono per me due parole d’ordine. Nonostante lo scorso anno sia stato segnato dal Covid, l’export agroalimentare ha raggiunto nel 2020 la cifra record di circa 46 miliardi di euro con un quasi +2% sul 2019. Gli accordi commerciali servono per permettere ai Paesi di lavorare più velocemente possibile senza dazi. Ma ci deve essere reciprocità, non si può pensare che i prodotti italiani siano sottoposti a regole e limitazioni e gli altri no. Per noi è imprescindibile un’agricoltura etica, solidale e che rispetti l’ambiente. Da ministro ho siglato un accordo di libero scambio con il Giappone che riconosce la qualità dei nostri prodotti, altri paesi sono più restii. Ma se il nostro export supera i 40 miliardi di euro ogni anno, il fenomeno dell’Italian sounding ha un giro d’affari doppio, stimato in 100 miliardi. Questo dato ci dice quanto spazio di crescita ci sia sui mercati per il nostro agroalimentare. Il mio lavoro sarà lottare contro i prodotti contraffatti e le pratiche sleali per difendere non solo il Made, ma anche il Born in Italy, prodotti non solo fatti in Italia, ma cento per cento italiani.

  1. I produttori, specie piccoli, lamentano troppa burocratizzazione, insufficiente sostegno, poca tutela specie nei confronti delle politiche aggressive di multinazionali del settore. Quali le sue proposte?

Non mi stancherò mai di ripetere che dobbiamo fare sistema. La frammentazione non paga. E, anche se l’Italia è estremamente variegata da Nord a Sud, all’interno delle filiere bisogna cercare di parlare con un’unica voce e arrivare così ad accordi e soluzioni condivise. A livello di politica nazionale il nostro obiettivo, come ha sottolineato anche il ministro Patuanelli appena si è insediato, è la redistribuzione del reddito all’interno dell’intera filiera, restituendo valore al primo anello della catena, che sono i produttori. L’Italia si sta inoltre battendo in Europa per contrastare un sistema di etichettatura a semaforo come il Nutriscore che penalizzerebbe molte nostre eccellenze a vantaggio di cibi processati e tutt’altro che salutari.

5. Il vino si conferma sempre più ambasciatore di eccellenze e di territori dell’agroalimentare del nostro paese. Di cosa c’è bisogno per costruire una politica vitivinicola capace di promuovere univocamente il brand “made in Italy”?

Il vino è la punta di diamante del nostro agroalimentare e sono convinto che sarà in grado di fare da traino a tutto il made in Italy e anche al turismo. Tra le prime iniziative che ho preso c’è stata la convocazione del tavolo vitivinicolo. La mia priorità è risolvere i problemi del comparto, poi voglio programmare. Gli interventi riguarderanno tre macro settori: aiuti alle imprese, promozione in Italia e all’estero, semplificazione. Quanto prima convocherò una nuova riunione del tavolo per discutere misure concrete e progetti.

  1. Agroalimentare e turismo sono un binomio inscindibile, perno del turismo enogastronomico. Ma, anche qui, spesso mancano strutture ricettive nei territori con eccellenze, specie quelle con prodotti meno noti di piccoli produttori o di piccoli agriturismi delle aree interne, poco turistiche. Prevede progetti virtuosi di valorizzazione comune per superare questo gap?

Il mondo delle aree interne delle città dell’olio e del vino sta facendo un grandissimo lavoro per valorizzare un settore che rappresenta un’importante integrazione al reddito. Il turista che decide di fare un’esperienza di questo tipo è ‘alto spendente’ e lascia molto sul territorio, oltre ad essere rispettoso della natura e dell’ambiente. Raccogliendo una richiesta delle associazioni ho deciso di istituire un tavolo di lavoro permanente proprio sul turismo enogastronomico che coinvolgerà tutti i soggetti interessati e ci permetterà di mettere in campo delle soluzioni reali e veloci già in vista della prossima stagione estiva. L’Italia è un Paese da vedere, mangiare e bere. Le richieste sono in aumento, soprattutto da parte dei turisti stranieri ma anche degli stessi italiani. Lavoreremo perché le eccellenze dei nostri prodotti possano fare da traino per l’intero Paese senza eccezioni, perché da Bolzano a Siracusa c’è un vero e proprio mondo di bellezze e sapori tutti da scoprire

  1. L’innovazione tecnologica reclama sempre più sinergie tra agricoltura, ricerca e turismo sostenibile. Quali le prospettive future per il turismo enogastronomico?

Credo che l’innovazione tecnologica sia la chiave del rilancio del Paese, in quanto trait-d’union tra passato e futuro, ma anche tra tradizione e nuove opportunità. Abbiamo visto quanto è cambiato il mondo del turismo negli ultimi anni grazie alle possibilità offerte dal web. E abbiamo visto come la ricerca – quando ben applicata – possa rendere più sostenibile l’agricoltura e garantire maggiore reddito agli agricoltori. Unendo questi aspetti non possiamo che dare ulteriore slancio al turismo enogastronomico, che già di per sé ha grandi potenzialità di crescita.

  1. Un messaggio di fiducia alle aziende italiane?

Concludo da dove sono partito: In un anno estremamente difficile per il Paese, l’agroalimentare non solo ha mostrato tutta la sua capacità di resilienza, ma è riuscito a ottenere importanti risultati. Adesso non può che crescere. Sono convinto che nei prossimi mesi guiderà la ripartenza del Paese, e si dimostrerà ancora una volta settore chiave della nostra economia.

(In copertina, Senatore Gian Marco Centinaio, credit foto MIPAAF)

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