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DAUNIA, UN MONDO DI CULTURA, ARTE E VINO

Borghi di pietra, castelli medievali, chiese monumentali, antichità preziose e ricche di storia, ma anche natura incontaminata, colline dai lunghi filari di vigneti ed uliveti, orti opulenti, sapori e profumi di una cucina insperata. La Daunia è una meta affascinante dalle mille sfaccettature.

Considerata una delle più belle località pugliesi, Troia è un affascinate borgo medievale, ricco di tesori artistici come la Chiesa di San Basilio, il Museo Diocesano, il Museo del tesoro della Cattedrale, intitolata a Santa Maria Assunta, Santuario di S. Francesco, dallo splendido rosone marmoreo, fulgida espressione del romanico pugliese, con influenze bizantine ed orientali, formato da un fitto intreccio di archi e undici colonnine, a simboleggiare gli apostoli, meno Giuda il traditore.

Un’altra caratteristica della facciata, piuttosto rara nelle chiese antiche d’Italia, è nelle straordinarie porte di bronzo, realizzate dall’architetto Oderisio da Benevento per celebrare la grandezza del vescovo e le sue capacità diplomatiche.

Appena fuori la Cattedrale, i golosi potranno degustare le specialità della Pasticceria Casoli, tra cui la “Passionata”, un dolce semplice che richiama la cassatina siciliana, a base di crema di ricotta (mucca, pecora e bufala) ricoperto da una pasta di mandorle pugliesi. Pan di Puglia è un pane basso (sempre tondo) realizzato con farina di mandorle, semola rimacinata, olio evo, mosto cotto di Nero di Troia, fichi secchi (tenuti a bagno nel mosto cotto) e ricoperto di cioccolato fondente.

La storia di Troia è, come suggerisce il nome, legata al mito di Diomede, eroe della guerra di Troia (Çanakkale città della Turchia sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli) ed al Nero di Troia. vitigno autoctono a bacca nera e spessa, polpa carnosa e dolce, buona alcolicità, intensa colorazione e straordinari profumi. Da uva da taglio, oggi questo vitigno gode di nuova vita, grazie alla ricerca, alla sperimentazione ed all’impegno dei viticoltori dauni.

Cantine Decanto a Troia (FG), è una cooperativa che aggrega viticoltori con diversi territori ed esperienze, accomunati dalla passione di valorizzare l’autoctono di queste terre, il nero di Troia, con una produzione attenta e sostenibile, come spiega Urbano Di Pierro, tra i soci della cooperativa. L’etimo Decanto è, in realtà, un acronimo che parte dal latino “de”: cooperativa agricola nero di troia originale. In fieri, anche “Spuma Puglia“, progetto aziendale con Crea e Regione Puglia per selezionare i migliori lieviti per la spumantizzazione del nero di Troia. In abbinamento a prodotti tipici del territorio a cura de I Cavalieri di Malta – Ristorante

Ascoli Satriano, tra storia e leggenda

Un viaggio nella bella Daunia non può escludere la visita dello straordinario complesso di marmi policromi esposto nel Museo Civico-Diocesano di Ascoli Satriano ed ai suoi inestimabili tesori. Il TRAPEZOPHOROS, una sostegno per mensola, con due grifi, dal corpo di leone e la testa di drago, che azzannano un cervo (325 – 300 a.C.) è una scultura unica e di finissima fattura per l’estrema qualità del marmo. Faceva parte di un ricco corredo funerario di una tomba macedone.

Il Podanipter è un bacino rituale marmoreo con tracce policrome ed, in negativo, una decorazione di foglie d’edera in oro, raffigurante la scena del trasporto delle armi forgiate da Efesto per Achille su richiesta della madre Teti. Sulla destra, quattro Epichyseis, vasi da mensa per versare il vino ed una loutrophoros, di uso funerario

A questi oggetti, la pregevole statua marmorea di Apollo (II d.C.), anch’essa, come il resto del corredo, trafugata da una villa romana negli anni ’70 da tombaroli locali.

Negli anni ‘70 (forse tra il 1976 e 1977) furono effettuati scavi clandestini da tombaroli locali nella zona di Ascoli Satriano.

Pietramontecorvino, il borgo di pietra vivente

Spesso, la piccola cittadina di Pietramontecorvino è paragonata ad una fenice, a causa della sua storia travagliata, iniziata in epoca bizantina, evoluta in quella normanna e decaduta già nel XV sec, per poi, rinascere in età angioina. Conosciuta anche come Castel di Pietra, Pietramontecorvino è un tra i Borghi più belli d’Italia, un dedalo di stradine medievali che s’inerpicano fino all’antico Castello ducale della famiglia feudataria Montalto di Tocco, con la torre normanna alta 30 metri del 1200 e la chiesa badiale dedicata a Santa Maria Assunta.

La sala interna, con volte a botte tipiche del periodo medievale e grandi pareti in pietra, ospita il laboratorio enogastronomico, che si occupa di tramandare le tradizioni locali del territorio, come le cartellate col vincotto.

Cantina Juvara è condotta con passione dalla quarta generazione della famiglia Casiero, da quando, nel 1935 Pasquale Casiero impiantò filari in questa zona vocata già in epoca greco-romana, che oggi vanta sei ettari di vigneti nell’agro Supparte di Lucera, uno stabilimento di produzione a Pietramontecorvino e quattro le etichette prodotte. Un esempio virtuoso di laboriosità e determinazione di giovani imprenditori che restano “a casa”.

Carmen Guerriero

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