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“MURA CHE UNISCONO. SALONICCO A CITTADELLA”: ARCHEOLOGIA, ARTE E FOTOGRAFIA CONTEMPORANEE

Tre momenti espositivi: "Salonicco, una metropoli murata", "Mura della città. Tracce intrecciate" e "Una dialettica dei confini".

Cittadella dialoga con le maggiori Istituzioni culturali di Salonicco, metropoli murata, seconda città per importanza e dimensione della Grecia, per un percorso espositivo a Palazzo Pretorio dalla doppia anima: testimonianze del passato e sguardi contemporanei.

Salonicco, credit photo@Comune di Cittadella

Un evento che si sviluppa attorno al concetto di mura, come monumento dai molteplici significati. Il loro valore storico e sociale viene analizzato attraverso attraverso reperti archeologici e testimonianze documentarie per rileggere la storia delle fortificazioni di Salonicco, ma anche attraverso fotografie ed opere d’arte contemporanea che consentono di confrontare e far dialogare le due città murate.

credit photo@Comune di Cittadella

“SALONICCO,
UNA METROPOLI FORTIFICATA”

La mostra documentaria ed evocativa “Salonicco, una metropoli fortificata”, curata dall’Eforato alle Antichità di Salonicco, condurrà a ripercorrere la storia complessa delle mura della città ellenica, che contano quasi 1700 anni, concentrandosi in particolare sull’Acropoli  situata sull’estremità nord orientale della città – ove occupa un’area di 15 ettari – definita dalle fonti bizantine “piccola città” ovvero cittadella, e sulla fortezza dell’Heptapyrgion, ultimo rifugio della Salonicco bizantina, poi quartier generale del primo comandante ottomano della città e, via via soggetta a varie trasformazioni e usi fino al XIX secolo, quando, per quasi cento anni, fu utilizzata come carcere.

Un ricco apparato narrativo e una selezione di reperti ed opere dal IV al XVIII secolo – monete, materiali ceramici, lastre marmoree, mosaici, icone, ecc – per lo più inediti e frutto dei più recenti scavi, permetteranno dunque di rileggere la storia delle fortificazioni e le trasformazioni di una città che, nata macedone, è stata romana, bizantina, ottomana ed ora greca, e che per pochi anni (dal 1423 al 1430) è stata anche annessa a Venezia, alla Repubblica Serenissima, già corsa in sua difesa, secoli prima, contro i Normanni.

credit photo@Comune di Cittadella

Tra i prestiti da segnalare, un lacerto di quasi tre metri di lunghezza di un mosaico pavimentale di un complesso edilizio bizantino a figure geometriche, databile tra la fine del IV e gli inizi del V secolo e due preziose icone prodotte da botteghe locali nel XVIII secolo raffiguranti San Demetrio.

“MURA DELLA CITTA’-TRACCE INTRECCIATE”

GEORGIA DAMPOPOULOU

credit photo@Comune di Cittadella

Georgia Damopoulou (Atene, 1969), insignita del 1° Premio Melina Mercouri dal Ministero della Cultura greco (1999), ha un approccio artistico unico riguardo al rapporto tra tempo e spazio che si manifesta nelle città cariche di storia e di monumenti.

Ha lavorato in passato proprio sulle mura di Salonicco e per questa speciale occasione – con un progetto espositivo titolato “Mura della città. Tracce intrecciate” – ha realizzato due grandi opere site specific rappresentative di Cittadella e di Thessaloniki in resina, filo e tubo di rame (destinate e restare in città) e due installazioni di forte suggestione, Haemolacria I Haemolacria II.

Due di queste opere rimarranno definitivamente a Cittadella, arricchendo la collezione di Palazzo Pretorio e lasciando un segno permanente nella città, anche in ricordo dell’importante collaborazione internazionale.

Georgia Damopoulou Thessaloniki, 2020 resina, filo, tubo di rame 190X155 cm

Cittadella Thessaloniki, con i loro intrecci, danno luogo ad associazioni sul peso della storia e sulla traccia del tempo“Il tempo – scrive Eirini Papakonstantinou, curatrice del MOMus Centro sperimentale per le Arti  – si insinua come un Possente Scultore, prendendo in prestito il titolo di un famoso libro della M. Yourcenar (“That Mighty Sculptor, Time del 1983), che compone una rete disobbediente di successive interconnessioni e intersezioni”; dove non si mira all’accuratezza progettuale o alla rappresentazione urbanistica, quanto all’evocazione del flusso lineare della storia, della memoria collettiva, delle storie umane, frammentarie, per interrogarsi su come i resti visibili di oggi diano significato al passato umano. Perché – invita l’artista – l’identità unica dello spazio geografico non va solo studiata ma anche riconsiderata e contestualizzata culturalmente e politicamente. Se le mura hanno perso la loro ragione primaria di esistenza, perché si riferiscono alla protezione in tempo di guerra, Damopoulou parla anche dell’effettiva necessità odierna di trasformare le strutture costruite in un muro umano, che lotti contro l’ingiustizia sociale a favore dell’uguaglianza.

credit photo@Comune di Cittadella

Haemolacria I ed Haemolacria II affrontano un altro tema caro a Georgia quello della violenza, della paura, dell’alienazione e della reclusione.

Lacrime di sangue realizzate in tessuto e capelli artificiali di Haemolacria II divulgano la vulnerabilità dell’esistenza umana assumendo valore universale e senza tempo e richiamano, nei materiali usati, la natura femminile e la sua oppressione da parte delle strutture del patriarcato. Installata anche sulla facciata di Palazzo Pretorio – l’opera Haemolacria I –  si completa a vicenda con Haemolacria II, in un rapporto dialettico di immagini, significati e flashback, ricordando che la storia con i suoi capitoli oscuri è un processo in evoluzione nel tempo, che non va mai dimenticato e
che impone a tutti di vigilare sul presente.

“UNA DIALETTICA DEI CONFINI” – PARIS PETRIDIS
Paris Petridis è un affermato fotografo artista con un interesse speciale per le nozioni di paesaggio, memoria, storia, monumento, politica dello spazio, estetica del luogo comune, con alle spalle diverse indagini fotografiche condotte soprattutto in Paesi del Mediterraneo orientale -Israele, Palestina, Libano, Egitto e Cipro.​

A lui è stato affidato dal MOMus il compito di cogliere attraverso la fotografia il senso e l’anima delle mura delle due città nella loro profonda differenza, ma anche nelle comuni valenze. Ecco dunque in venti scatti e in “Una dialettica dei confini” la cinta muraria di Cittadella, sopravvissuta per secoli quasi intatta e le mura di Salonicco, vaste parti delle quali sono state distrutte.

credit photo@Comune di Cittadella

Paris Petridis fotografa le mura come costruzioni storiche ormai integrate nella vita quotidiana delle città, essendo allo stesso tempo monumenti gloriosi ma anche semplici sostegni per umili abitazioni, creando così una nuova fruibilità che si intreccia con la non fruibilità del monumento.
“Per definizione – come scrive il curatore Hercules Papaioannou – ogni muro storico implica una dialettica dei confini. Delimita i confini che separano l’interno dall’esterno, il protetto dall’indifeso, il familiare dall’ignoto, il passato dal presente. Anche se oggi il muro restaurato è presentato come un monumento, si ricorda
che un tempo era servito come un’imponente linea di difesa, come la cuspide che separava la vita dalla morte, l’Acropoli concepita come l’ultimo rifugio sicuro”. Anche la fotografia adotta una dialettica dei confini, “separando il visibile dall’invisibile, ciò che è degno di vedere e ricordare e ciò che è abbandonato all’oblio ed escluso. Le fotografie di Paris Petridis sono risonanze visive e concettuali di come un muro risiede dentro un altro”.

urp@comune.cittadella.pd.it

Redazione

 

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