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VALLO DI DIANO, EDEN DI MILLE CULTURE, TRADIZIONI, SAPORI, TUTTO DA SCOPRIRE

L’Italia, sconfinato museo a cielo aperto che il mondo ci invidia e che non finisce mai di sorprenderci per le sue bellezze ovunque sparse, a volte celeberrime ed a volte quasi sconosciute.

Il Vallo di Diano è un ampio territorio della provincia di Salerno, ubicato ai confini con la Basilicata. Dal nome si intuisce che è una considerevole fascia pianeggiante posta a circa 450 metri sul livello del mare e che copre una superficie di oltre 800 kmq.

E’ attraversata dal fiume Tanagro, lungo 92 km ed importante affluente del fiume Sele con il quale confluisce nei pressi di Contursi Terme, località campana di rilevanza turistica. Fa parte, altresì, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, secondo in Italia per estensione che con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Certosa di Padula, credit @pixabay

I paesaggi mozzafiato e le risorse naturali, la bellezza e l’unicità per la navigazione sotterranea delle Grotte di Pertosa-Auletta rientranti nella natura carsica dei Monti Alburni, la straordinarietà del Battistero Paleocristiano di San Giovanni in Fonte a Padula, i borghi e i centri storici caratteristici come Teggiano o Montesano sulla Marcellana, quest’ultimo noto per l’Abbazia di Santa Chiara di Cadossa, complesso monastico medievale, e per l’imponenza della Chiesa di Sant’Anna, tutti contribuiscono ad arricchire di interesse questo territorio del basso salernitano.

E nel Vallo di Diano non possono mancare le produzioni e le tipicità gastronomiche che identificano la territorialità e ne impreziosiscono la cucina. E’ un territorio, infatti, da sempre votato all’agricoltura e all’allevamento.A Sala Consilina, uno dei quindici comuni, alcuni agricoltori si sono adoperati per ripristinare le antiche coltivazioni di pomodoro antico salese, cipolla maggiaiola e il broccolo maggiaiolo tipici di questa zona – spiega Rosanna Raimondo, fiduciaria condotta Slow Food Vallo di Diano e Tanagro – invece a Monte San Giacomo alcuni produttori e appassionati del settore si stanno adoperando per recuperare un antico frutto, la pera lardara. Il Vallo di Diano è anche conosciuto per i fagioli di Casalbuono, il cacioricotta e un particolare peperone coltivato a Teggiano.

carciofo bianco di Pertosa, credit photo@Rosanna Raimondo

Si tratta dello Sciuscillone, una varietà di peperone dolce che rientra tra i 569 prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Campania. Lo Sciuscillone viene raccolto manualmente, infilato in corone realizzate con un ago e un filo di spago e poi appese ad essiccare e conservate per la lunga stagione invernale. Tale peperone si sposa bene con la zuppa di fagioli, baccalà fritto o in umido.

Anche l’area prospiciente il Tanagro eccelle per tipicità nell’ambito enogastronomico. Un prodotto di eccellenza è sicuramente il Carciofo Bianco di Pertosa che cresce nei territori di Pertosa, Caggiano, Auletta e Salvitelle. Un carciofo di un colore chiarissimo, tra il verde tenue e il bianco argento, privo di spine e dal sapore delicato; una cultivar che stava scomparendo dai campi, ma grazie al lavoro sinergico di contadini e delle istituzioni locali, si è riusciti a recuperare questo ortaggio, tanto da diventare Presìdio Slow Food ed essere iscritto nell’elenco dei prodotti tradizionali della Regione Campania. Gli usi sono molteplici, e come tutte le varietà di questi ortaggi hanno azione epato-protettiva, coleretica, diuretica e ipoglicemizzante.

MONTESANO MARCELLANA CHIESA S.ANNA credit ASF IL DIDRAMMO asp – R.Petrosino

“Il Carciofo Bianco di Pertosa – conclude Rosanna Raimondo – si presta come ingrediente benefico e nel contempo succulento di molti piatti, ma in particolare la tradizione contadina tramanda la ricetta del carciofo imbottito di formaggio, uova e mollica di pane raffermo, per poi essere fritto in olio evo ed immerso nella salsa di pomodoro o in brodo vegetale.”

Caratteristico del Tanagro è anche il pregiatissimo olio extravergine di oliva prodotto dalle meravigliose piante che spiccano dalle colline del territorio. Cultivar tipiche sono Frantoiana, Leccino e Carpellese che regalano fragranze erbacee di foglia di pomodoro e cardo, dal sapore equilibrato tra l’amaro e il piccante. Non c’è che dire, il Vallo di Diano merita sicuramente adeguata attenzione perchè ricco di risorse naturali e tradizioni culinarie che rappresentano valide attrattive per una visita all’insegna del relax e della buona tavola.

Alberto De Rogatis

Alberto De Rogatis

Giornalista dal 2009, appassionato di turismo, enogastronomia e arte. Esperto di comunicazione, inizia dagli anni ’90 come copywriter in agenzie di pubblicità. Ha al suo attivo campagne in Italia e Estremo Oriente ed è cofondatore del Premio Spot School Award per giovani creativi.

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