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PAESTUM WINE FESTIVAL, BIOLOGICO IN “EVOLUZIONE”

Chiusura in grande stile alla X edizione del Paestum Wine Fest, evento dedicato al mondo del vino con oltre 130 cantine da tutta Italia, con la verticale dell'Azienda cilentana San Salvatore 1988, che ha evidenziato caratteristiche e pregi del biologico Pian di Stio IGP Paestum Fiano.

Nella giornata finale del X Paestum Wine Fest, evento dedicato al mondo del vino che ha ospitato quest’anno oltre 130 cantine provenienti da più regioni, si è tenuta una verticale di rilevante interesse che ha evidenziato caratteristiche e pregi del biologico Pian di Stio IGP Paestum Fiano, nelle annate 2014/2016/2017/2018/2019/2020/2021. Questo vino bianco è una perla dell’azienda San Salvatore 1988, cantina che produce vini da vitigni autoctoni in un’area ben delimitata del Cilento che comprende molti comuni rientranti nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, tra essi appunto Stio ubicato nell’entroterra a 35 km dalla costa.

Templi di Paestum, credit photo@Alberto de Rogatis

Incantevole lo scenario con vista sui maestosi templi greci dall’area all’aperto del ristorante Nettuno, messa a disposizione degli ospiti per la degustazione vini.

A condurla, con la sua riconosciuta competenza ed ineguagliabile verve, è stato Luca Gardini, tra gli organizzatori del Paestum Wine Fest. Un susseguirsi di emozioni nell’esposizione analitica di Gardini che è partito dall’IGP Paestum Fiano 2016 per finire, in modo sorprendente ma giustificato, all’annata 2014, stupendamente longeva per un vino bianco pulito, naturale e di grande scorrevolezza, di indubbia e grande struttura che non teme il passar del tempo.

Tra le annate, poi, una giusta attenzione ha dedicato a quella 2019 di Pian di Stio Evoluzione, esperimento ben riuscito per un vino estroverso e innovativo che dà totale soddisfazione al naso come alla bocca. Una serie di sette perle firmate San Salvatore 1988, dunque, di un bianco etico perché sempre sincero, figlio di una terra quale il Cilento che rappresenta una vera e propria miniera enologica, con potenzialità ancora parzialmente inespresse.

Giuseppe Pagano e Luca Gardini, credit photo@Alberto de Rogatis

Estremamente interessante e molto apprezzato è stato poi l’intervento di Giuseppe Pagano, proprietario della cantina San Salvatore 1988. Davvero un concentrato di pillole di saggezza e sana imprenditorialità nelle sue parole e nel suo racconto del Pian di Stio, fin dagli albori, quando decise di acquistare i terreni nel territorio di Stio per dar vita alla sua idea.

Un percorso rilevatosi più complicato e dispendioso del previsto, in quanto dopo aver interpellato alcune ditte esterne per la sistemazione dei terreni, ed accortosi della poca efficacia nel portare a termine i lavori, l’imprenditore cilentano decise di fare in proprio acquistando diversi macchinari agricoli e di avvalersi del contributo di esperti e dipendenti all’interno dell’azienda.

Furono realizzati vigneti su terrazzi dai 450 ai 600 metri sul livello del mare. Tutto finalizzato a creare le condizioni ottimali per chi, dall’enologo in poi, avrebbe avuto il compito di curare e monitorare l’intero processo di produzione del vino.

Una scommessa che è stata ampiamente vinta, tant’è che oggi Pian di Stio viene prodotto in quasi 400.000 mila bottiglie annue ed esportato nel mondo, così come altri pregiati vini della cantina di Pagano.

(In copertina, biologico Pian di Stio IGP Paestum Fiano, credit photo@Alberto de Rogatis)

Alberto De Rogatis

Alberto De Rogatis

Giornalista dal 2009, appassionato di turismo, enogastronomia e arte. Esperto di comunicazione, inizia dagli anni ’90 come copywriter in agenzie di pubblicità. Ha al suo attivo campagne in Italia e Estremo Oriente ed è cofondatore del Premio Spot School Award per giovani creativi.

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